Nel territorio di Piacenza, durante il dominio degli Sforza, la pressione fiscale imposta da Milano alimentò una lunga serie di tensioni tra la popolazione e gli uomini incaricati della riscossione. Le gabelle venivano giudicate eccessive e distribuite senza criteri equi, mentre officiali e soldati ducali procedevano ai prelievi anche con metodi aggressivi, colpendo tanto i nobili quanto il popolo.
Le vicende sono ricostruite attraverso le migliaia di missive conservate nell’Archivio di Stato di Milano. Uno dei primi episodi risale al gennaio 1451, quando gli abitanti di Castel San Giovanni, uomini e donne armati, insorsero contro i militi alloggiati nel paese. Alcuni soldati rimasero feriti durante l’assalto. Nell’agosto dello stesso anno, a Pianello, alcuni esattori ducali furono uccisi dai popolani, esasperati dall’entità delle somme richieste.
Le rivolte nelle campagne
Nel 1452 una violenta rissa coinvolse gli abitanti di Gragnano e i soldati stanziati nella località. Le truppe pretendevano biade per i cavalli e grandi quantità di vino senza corrispondere alcun pagamento. Dopo lo scontro, nel timore di ritorsioni da parte del duca, gli uomini del paese abbandonarono per diversi mesi le proprie abitazioni, lasciando Gragnano quasi deserta.
La protesta si ripeté nell’ottobre del 1453, quando a Castell’Arquato un esattore della tassa sul sale venne aggredito dalla folla con zappe, bastoni e pietre. I documenti riferiscono che l’uomo fu colpito alla testa e bastonato. Un episodio analogo si verificò a Rustigazzo, dove a essere preso di mira fu l’incaricato della tassa sui carri.
Castelli e resistenza armata
A Nibbiano, nel 1456, la rivolta contro una tassazione considerata troppo gravosa fu guidata dal signore locale Antonio Malvicini. Da Piacenza arrivarono trenta cavalieri ducali per imporre la riscossione, mentre più di duecento abitanti delle campagne si asserragliarono nel castello con balestre e altre armi. Una mobilitazione simile si verificò anche a Montechiaro.
Nel 1460 la protesta raggiunse la Rocca d’Olgisio, allora legata ai nobili Dal Verme. Gli abitanti si sollevarono contro Pietro Giovanni da Camerino, comandante di una squadra di truppe sforzesche, ancora una volta per il peso dei tributi. Al suono delle campane, i rurali presero le armi e, sostenuti da alcuni cavalli, inseguirono i soldati fino quasi alle porte di Piacenza. L’unica vittima ricordata dalle missive fu un cavallo.
Le ribellioni proseguirono negli anni successivi e costrinsero i dominatori milanesi a rivedere parzialmente il sistema fiscale applicato a Piacenza e nel territorio, introducendo una distribuzione più equilibrata dei carichi. Il compromesso, tuttavia, non cancellò gli esborsi a favore delle casse sforzesche: la popolazione ottenne una revisione delle richieste, ma continuò a sostenere il costo del dominio ducale.