Acquasanta terme (AP)

Le Fave di Favalanciata in viaggio tra Piceno e Perù

A Torino il confronto con il Pallar Moche unisce memoria rurale, coltivazioni tradizionali e comunità lontane

Dalle montagne del Piceno alle terre del Perù, passando per Terra Madre Salone del Gusto a Torino. È il percorso delle Fave di Favalanciata, protagoniste domenica 27 settembre di uno scambio con il Pallar Moche, legume della tradizione peruviana. L’iniziativa si è svolta nello Spazio Marche della manifestazione, nell’ambito dell’incontro promosso dalla Regione Marche dal titolo Da Favalanciata a Lima (Perù), seminare consapevolezza.

All’appuntamento hanno partecipato la Comunità Slow Food di Favalanciata e la Comunità Slow Food di Lima insieme a Casa Huerto Buena Vista. A rappresentarle sono stati Matteo Mattei e Wendy Gomez. I due territori, separati da oltre 10 mila chilometri, condividono l’obiettivo di custodire e tramandare un patrimonio legato ai semi, all’agricoltura, alla cultura e alla biodiversità.

Uno scambio tra territori

Durante l’incontro, le Fave di Favalanciata sono state affidate alla comunità peruviana, mentre il Pallar Moche ha intrapreso il viaggio verso il Piceno. Il progetto punta a far seminare i rispettivi legumi nelle due comunità, trasformando un gesto simbolico in un’occasione concreta di conoscenza e valorizzazione della biodiversità agricola.

Per la frazione di Favalanciata, nel comune di Acquasanta Terme, si tratta di un ulteriore passaggio nel percorso di recupero della tradizione agricola locale. La Comunità Slow Food è nata dopo il terremoto del 2016 e negli anni ha lavorato per mantenere la coltivazione delle fave negli orti familiari, attraverso la conservazione e l’autoproduzione del seme e la sua trasmissione tra generazioni.

La fava è diventata così uno degli strumenti per raccontare e preservare la memoria della piccola frazione dell’entroterra ascolano, chiamata a difendere la propria identità e il legame con il territorio anche dopo le difficoltà provocate dal sisma. Quello di Torino non è il primo scambio internazionale: negli anni precedenti i semi di Favalanciata sono arrivati anche in Sudafrica e negli Stati Uniti.

La storia del Pallar Moche

Dall’altra parte dello scambio c’è il Pallar Moche, antico legume appartenente alla specie Phaseolus lunatus e profondamente legato alla storia agricola e culturale del Perù. Il nome richiama la cultura Moche, una delle civiltà preispaniche sviluppatesi lungo la costa settentrionale del Paese, nella cui produzione artistica compaiono raffigurazioni riconducibili al mondo agricolo e ai legumi.

L’incontro tra i due semi supera quindi il valore agricolo. La comunità di Favalanciata consegna al Perù una parte della propria storia, mentre il Piceno riceve un legume portatore di una tradizione altrettanto antica. È la filosofia della rete Slow Beans di Slow Food, alla quale partecipano entrambe le comunità, che mette in relazione persone e territori impegnati nella conservazione delle varietà tradizionali.

Il viaggio a Terra Madre è arrivato inoltre in una fase importante per la comunità locale: le Fave di Favalanciata sono state inserite nel nuovo Atlante del Gusto di Slow Food. Il riconoscimento amplia il percorso di valorizzazione avviato nel territorio ascolano e colloca la produzione della frazione all’interno di una narrazione più ampia sulla biodiversità e sui prodotti legati alla memoria dei luoghi.

Durante l’incontro, Matteo Mattei ha sottolineato che lo scambio rappresenta anche un passaggio di storie e identità. La possibilità che il seme venga coltivato a Lima, ha spiegato il portavoce della comunità, dimostra come una tradizione locale possa diventare un’occasione di relazione con realtà geograficamente lontane.

L’appuntamento torinese si è concluso con una degustazione dedicata alle Fave di Favalanciata, curata dall’Alleanza dei Cuochi Slow Food Marche. Sono state proposte le Tostarelle Santoni alla Favalanciata con crema di fave, prodotto nell’opificio Riti di Acquasanta, insieme ai vini Pecorino di San Filippo e Artemisia della Tenuta Spinelli. Il seme partito da una frazione dell’entroterra ascolano è ora diretto verso il Perù, dove sarà nuovamente piantato e custodito.