Treviglio (BG)

Laura Morante a Treviglio con la figlia Eugenia in scena

Lo spettacolo di Fabio Marra racconta il legame tra una madre e due sorelle, tra disabilità, ambizioni e paura di fallire.

Domenica 18 ottobre alle 21, al Tnt di Treviglio, Laura Morante sarà protagonista di Insieme, pièce scritta e diretta da Fabio Marra. Sul palco con lei ci sarà la figlia Eugenia Costantini, attrice come la sorella Agnese Claisse, già accanto alla madre in alcuni progetti cinematografici.

Lo spettacolo affronta il rapporto tra una madre che ha dedicato la propria esistenza al figlio disabile e un’altra figlia, interpretata da Eugenia, che si sente esclusa da quel legame totalizzante. Un tema serio e complesso, raccontato però, secondo Morante, con una leggerezza ispirata a Italo Calvino.

Il lavoro condiviso con le figlie

Morante ha spiegato di non aver mai scoraggiato le figlie dall’intraprendere la carriera artistica, pur conoscendone le difficoltà. Al contrario, ha scelto di sostenerle e di trasmettere loro l’idea che non si debba avere paura del fallimento. L’attrice ha raccontato anche la particolare emozione di lavorare con ciascuna di loro, precisando di non essere mai intervenuta sulle scelte dei registi.

Con Agnese Claisse ha recitato in Ferie d’agosto e in Un altro Ferragosto, entrambi diretti da Paolo Virzì. Il ritorno a Bergamo, invece, riporta Morante agli inizi della sua carriera: da giovanissima si esibì infatti nella zona come ballerina con la compagnia I danzatori scalzi, fondata da Patrizia Cerroni. Fu poi Carmelo Bene a indirizzarla verso il teatro, prima dell’esordio cinematografico nel 1980 con Oggetti smarriti di Giuseppe Bertolucci.

Tra cinema, regia e letteratura

Arrivata al traguardo dei 70 anni, l’attrice ha raccontato di guardare al futuro con maggiore selettività e urgenza, senza rimpianti particolari. Tra i dispiaceri citati c’è quello di non essere mai stata diretta dai fratelli Coen. Restano inoltre in sospeso due progetti da regista, per i quali non ha ancora trovato produttori.

Morante ha ricordato che per realizzare il suo primo film, Ciliegine, furono necessari sette anni e il ricorso alla produzione francese. A suo giudizio, la scarsa meritocrazia del cinema italiano rappresenta un ostacolo concreto, aggravato dalla sua poca propensione alla mondanità e dalle abitudini lontane dai circuiti delle pubbliche relazioni.

Parallelamente, l’attrice ha pubblicato Dieci storie pop, la sua seconda opera letteraria, una raccolta di racconti ambientati nella periferia romana di Centocelle. Ogni storia prende il titolo da una canzone degli anni Sessanta, utilizzata come una sorta di memoria emotiva. Morante considera il racconto la forma più adatta a inseguire una verità immediata, mentre il romanzo richiederebbe una costruzione più razionale.

Nel libro, l’atmosfera del decennio viene descritta come un’illusione destinata a spezzarsi: dietro l’aura magica degli anni Sessanta erano già presenti speculazioni edilizie, mafie, depistaggi e tensioni politiche. Il periodo si chiude simbolicamente con la strage di piazza Fontana, indicata dall’autrice come il momento in cui il Paese perde definitivamente la propria innocenza. Alla domanda su un possibile giudizio della zia Elsa Morante, prima donna a vincere il Premio Strega, l’attrice ha risposto di non averglielo chiesto per timore della sua severità, dicendosi invece convinta che il libro sarebbe piaciuto al padre, anch’egli scrittore.