Aosta (AO)

Aosta, 160 foto di Nino Migliori sull’Italia del dopoguerra

Al Centro Saint-Bénin, quattro sezioni attraversano Nord, Centro e Sud tra memoria, tradizioni e cambiamento.

Al Centro Saint-Bénin di Aosta è visitabile La dialettica del reale, la mostra dedicata al lavoro di Nino Migliori tra il 1950 e il 1959. Curata da Mauro Zanchi, l’esposizione raccoglie 160 fotografie in bianco e nero e sarà aperta fino al 7 marzo 2027. Il percorso mette al centro la vita quotidiana dell’Italia del secondo dopoguerra, osservata attraverso persone, paesaggi e situazioni colte in diverse aree del Paese.

Le immagini raccontano una società ancora segnata dalle conseguenze della guerra, ma già attraversata dai primi segnali della trasformazione. Migliori fotografa una realtà sospesa tra modernità e tradizione, mostrando le differenze tra Nord, Centro e Sud senza limitarsi alla semplice documentazione. La sua ricerca riguarda anche le possibilità espressive dell’immagine, tra sfocature, movimenti, riflessi e accostamenti capaci di suggerire ricordi o presenze difficili da afferrare.

Quattro territori nell’Italia degli anni Cinquanta

Il percorso è articolato in quattro sezioni. Gente dell’Emilia è dedicata alla terra d’origine del fotografo e presenta scene del quotidiano, gesti urbani e piccoli riti della vita collettiva. Gente del Sud porta lo sguardo in Basilicata e Calabria, dove la luce evidenzia volti, corpi e abiti, restituendo la ritualità delle celebrazioni e della vita provinciale. L’allestimento evita una lettura folkloristica e insiste sul contrasto tra la permanenza delle consuetudini rurali e l’avanzare del cambiamento.

Gente del Delta documenta invece la vita della comunità di Boccassette, legata a un territorio difficile e al lavoro necessario per viverlo. In Gente del Nord emerge l’Italia che cambia: le fotografie registrano il dinamismo delle città, i primi effetti della trasformazione industriale e i mutamenti sociali che precedono il boom economico.

Ad accogliere i visitatori è Il Tuffatore, immagine del 1951 scelta anche per la comunicazione dell’esposizione. Secondo il curatore Mauro Zanchi, la fotografia mette in relazione la dimensione quotidiana con una realtà immaginata, attraverso la sospensione e la figura sfocata dell’uomo. L’allestimento affianca le opere per creare corrispondenze iconografiche e un dialogo tra immagini lontane per soggetto o ambientazione.

Volti, gesti e presenze sfocate

Donne, bambini, anziani e preti sono ritratti per strada, nelle abitazioni e nei locali. Ogni scena diventa un modo per osservare la società italiana, talvolta con ironia, talvolta attraverso figure mosse o indistinte che sembrano evocare ricordi. In alcune fotografie il tema è lo stesso atto del guardare: tra gli esempi citati nel percorso figurano un venditore di palloncini che interrompe lo scatto di un matrimonio, persone riprese dietro vetri e specchi e la presenza di un fotografo davanti all’obiettivo.

La mostra propone così una lettura dell’Italia degli anni Cinquanta costruita attraverso situazioni non preparate e frammenti di vita comune. Le opere esposte appartengono alla fase analogica della ricerca di Migliori e restituiscono, secondo l’impostazione curatoriale, una testimonianza della storia recente del Paese attraverso la dimensione umana dei suoi protagonisti.

Il Centro Saint-Bénin è aperto da martedì a domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18. Il biglietto intero costa 8 euro, quello ridotto 6 euro; l’ingresso è gratuito per i minori di 18 anni. La mostra aderisce al circuito Abbonamento Musei. Il catalogo bilingue italiano-francese, pubblicato da Dario Cimorelli Editore, raccoglie le opere esposte e comprende saggi critici di Mauro Zanchi e Daria Jorioz, oltre a una conversazione con l’artista.