Nazionale

Al Carignano, Goldoni torna in scena con malinconia

Valerio Binasco affronta l’addio veneziano: interpreti efficaci, ma alcuni innesti contemporanei risultano fuori tono.

È in programma sino al 25 ottobre al Teatro Carignano di Torino Una delle ultime sere di carnovale, commedia di Carlo Goldoni diretta da Valerio Binasco per la stagione del Teatro Stabile di Torino Teatro Nazionale. Lo spettacolo, prodotto insieme ad altri soggetti teatrali e con il sostegno della Fondazione CRT, è destinato a una tournée che toccherà diverse città italiane sino alla metà di febbraio.

Un congedo velato di tristezza

Raramente riproposta, la commedia è ambientata nella Venezia del 1762 e racconta una serata trascorsa tra partite a carte, cene, balli e conversazioni nel laboratorio di stoffe di sior Zamaria, vedovo e padrone della casa. Goldoni costruisce una sorta di congedo dalla città e dal pubblico veneziano: il commediografo, allora cinquantacinquenne, si preparava a partire per la Francia, dove avrebbe diretto il Théâtre Italien.

Al centro della vicenda c’è la figlia di Zamaria, siora Domenica, innamorata del giovane Anzoleto, disegnatore di stoffe in procinto di lasciare Venezia. Attorno a loro si muove una compagnia di personaggi alle prese con amori incerti, promesse di matrimonio, malanni inventati e piccoli contrasti. La serata, apparentemente destinata all’allegria, assume così un tono sempre più malinconico, mentre le partenze modificano gli equilibri della comunità.

La regia valorizza il ritmo delle chiacchiere e delle ciàcole amorose, sostenuta da una compagnia affiatata. Tra le interpretazioni spiccano quelle di Michele Di Mauro, Orietta Notari, Nicola Pannelli, Elisabetta Mazzullo e Marta Cortellazzo Wiel. Giordana Faggiano tratteggia con precisione un personaggio continuamente impegnato a lamentare malanni ed emicranie, mentre Milvia Marigliano veste i panni di una ricamatrice francese che complica ulteriormente i rapporti tra i presenti.

Quando il presente forza il testo

Il lavoro convince soprattutto quando resta vicino alla scrittura goldoniana e alla sua trama di inquietudini quotidiane. Binasco dichiara di voler avvicinare il testo al presente solo con cautela, riconoscendo nella delicatezza una condizione essenziale per restituire il periodo più malinconico dell’autore. Secondo la lettura proposta, tutti i personaggi sono mossi da un bisogno d’amore e dal desiderio di resistere alla separazione.

Proprio su questo punto emergono però le principali riserve. Alcune soluzioni contemporanee appaiono estranee all’equilibrio della commedia: una battuta dal linguaggio apertamente attuale, l’ingresso di una fisarmonica e l’uso di una lanterna magica finiscono per interrompere il tono della rappresentazione. Anche il finale, con un telo bianco, neve scenica e viaggiatori infreddoliti diretti verso la Moscovia, viene giudicato poco coerente con la poesia dell’originale.

Resta il valore del testo e il lavoro degli interpreti, insieme alla capacità di Goldoni di far affiorare, a distanza di oltre due secoli e mezzo, una tristezza discreta dentro una serata di festa. La produzione trova la sua forza quando lascia emergere quella delicata malinconia; perde invece precisione quando tenta di trascinare la commedia nel presente attraverso soluzioni sceniche considerate artificiose.