Siena (SI)

Achille Sclavo, a Siena l’igiene come riscatto sociale

Un incontro ripercorre ricerca, prevenzione e impegno civile nell’Italia tra Ottocento e Novecento

Achille Sclavo viene ricordato come una figura centrale nella storia dell’igiene e della medicina preventiva. Al convegno dedicato allo scienziato, Francesca Vannozzi e Davide Orsini, professore di Storia della medicina, intendono approfondire soprattutto il suo impegno come igienista, un ruolo decisivo per comprendere la complessità della sua attività scientifica, politica e sociale.

L’igiene era una disciplina relativamente recente quando Sclavo la scelse, in un’Italia di fine Ottocento segnata dalla povertà, dall’elevata mortalità infantile e dalla diffusione delle malattie infettive. In quel contesto lo Stato iniziò ad assumere un ruolo più diretto nell’assistenza e nella cura, introducendo il principio della prevenzione come strumento per contrastare epidemie e condizioni di vita insalubri.

La salute pubblica nella città

Dopo l’esperienza maturata nelle campagne nazionali contro malaria e colera, organizzate dal Consiglio Superiore della Sanità, Sclavo arrivò a Siena come docente di Igiene. Qui concentrò parte della sua attività sul miglioramento delle condizioni sanitarie urbane, a partire dai quartieri più poveri, tra cui Salicotto, Malborghetto e Vallerozzi, dove la tubercolosi era diventata endemica.

La sua azione si sviluppò attraverso interventi rivolti all’ambiente e alla popolazione. Il sovraffollamento, la carenza di alimenti, le abitazioni umide e poco illuminate e la sporcizia erano considerati fattori capaci di favorire il contagio. In questa prospettiva si colloca anche la Scuola all’aperto nella Fortezza Medicea, indicata come esempio di intervento di sanità pubblica rivolto in particolare all’infanzia.

Per Vannozzi, Sclavo fu prima di tutto un igienista impegnato nella lotta contro quella che definiva la povertà malata. Accanto all’insegnamento universitario e alla ricerca, ricoprì il ruolo di promotore di interventi di sanità pubblica, fu politico e imprenditore. A lui è legata anche la fondazione dell’Istituto Sieroterapico e Vaccinogeno, che in seguito prese il suo nome.

Un messaggio ancora attuale

La sua attività ebbe un peso rilevante anche nella formazione dei medici e del personale sanitario, ai quali indicò un approccio alla malattia epidemica ed endemica fondato sull’osservazione dell’ambiente di vita. L’attenzione era rivolta soprattutto ai bambini, i primi a subire gli effetti della fame e del disagio. La ricerca di sieri e vaccini si accompagnava così all’educazione sanitaria e al miglioramento delle condizioni abitative.

Scarlattina, morbillo, tubercolosi, malaria e colera furono tra le malattie contro cui Sclavo si impegnò. Molte di queste patologie sono oggi scomparse o fortemente ridimensionate nei contesti in cui la sanità pubblica garantisce adeguate misure di prevenzione, ma possono tornare a diffondersi dove mancano condizioni igieniche e consapevolezza sanitaria. È in questo legame tra povertà e malattia che viene individuata la modernità del suo messaggio.