Un asino avrebbe contribuito a individuare il tracciato della ferrovia Intra-Premeno, seguendo i tornanti poi mantenuti anche quando ai binari fu sostituita la strada. La storia, a metà tra memoria e leggenda, è stata tramandata oralmente e oggi è raccolta nell’opuscolo pubblicato da Guido Canetta, uno dei curatori della mostra dedicata ai cento anni della tramvia, allestita nella biblioteca Pietro Ceretti di Verbania.
Canetta, nato nel 1946, appartiene all’ultima generazione di passeggeri che utilizzò il collegamento. Nel 1957, dopo aver concluso le elementari a Bèe, si iscrisse alle scuole medie di Intra e raggiungeva la città insieme ai coetanei proprio a bordo della ferrovia. Tra i ricordi conservati c’è quello di una donna che trasportava in città un brent di latte, destinato alle famiglie clienti abituali. Un’altra memoria riguarda il ritorno dalla guerra di un soldato, arrivato con una valigia piena di pagnotte di pane bianco: era il padre di Canetta.
Un progetto lungo quasi vent’anni
Tra i documenti raccolti durante le sue ricerche figura un atto del 1911, che dimostra come già allora si discutesse della realizzazione della linea. Il progetto fu elaborato nel 1914 dall’ingegner Alfredo Pariani, ma venne accantonato dopo lo scoppio della Prima guerra mondiale e ripreso soltanto al termine del conflitto.
Il percorso verso l’inaugurazione fu comunque complesso. I comuni, preoccupati dai costi, manifestarono diverse perplessità e la linea entrò in funzione soltanto nel 1929. Un sostegno decisivo arrivò dal dottor Luigi Mangiagalli, indicato come l’altro principale promotore dell’infrastruttura. La ricostruzione storica è stata approfondita anche da Emma Lomazzi Caretti, autrice di studi pubblicati sulla rivista Verbanus e in un volume realizzato con il fotografo Enzo Azzoni.
Il ruolo nello sviluppo del territorio
Secondo Lomazzi Caretti, la ferrovia contribuì al decollo turistico del centro collinare e favorì la conoscenza dell’area. A questo sviluppo è stato collegato anche il successivo insediamento dell’Istituto Auxologico, realizzato negli anni Settanta, dopo la chiusura della linea. La tramvia rappresentò quindi un collegamento non solo per i pendolari e gli studenti, ma anche per la crescita economica e turistica delle località attraversate.
La linea era alimentata dalla centrale idroelettrica, la cui storia è stata curata da Andrea Garlandini, consigliere comunale di Caprezzo. La chiusura viene ricondotta agli anni del boom economico: la gestione privata non riusciva più a mantenere in equilibrio i conti. Nel corso degli anni furono affrontate anche diverse questioni sul tracciato. Vignone si oppose al progetto iniziale perché non prevedeva le fermate di Vignone e Bureglio, poi effettivamente realizzate; altri contestarono il passaggio a lago per il timore di un impatto sul paesaggio. Il prolungamento verso Trobaso, invece, non venne mai costruito.
All’inaugurazione della mostra sono intervenuti il direttore della biblioteca Andrea Cassina, l’assessore alla Cultura di Verbania Luciano Paretti e il sindaco di Vignone Giacomo Maurizio Archetti. L’esposizione riunisce documenti, testimonianze e ricostruzioni di una vicenda che ha segnato i collegamenti tra Intra e il territorio collinare del Verbano.