È un ritorno sotto diversi aspetti Bestiario Idrico, lo spettacolo con cui Marco Paolini ha aperto la stagione di prosa 2026/2027 del Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara, dove resterà in scena fino a domenica 11 ottobre. L’attore e narratore bellunese torna così in città dopo l’ultima apparizione sul prato del Parco Bassani, il 18 maggio 2023, e dopo il precedente appuntamento sul palco del Comunale con Sani! Teatro fra parentesi.
Il riferimento a quella serata e all’alluvione che ha colpito la Romagna emerge già nelle prime battute, quando Paolini ricorda la propria assenza da Ferrara. Da quel passaggio prende forma una narrazione legata all’acqua, alla fragilità dei territori e al rapporto tra ambiente e comunità. Il nuovo spettacolo si inserisce nel percorso che l’autore porta avanti da tempo attorno alla Fabbrica del Mondo, progetto realizzato anche sugli schermi insieme al filosofo della scienza e divulgatore Telmo Pievani.
Un viaggio lungo il sistema dell’acqua
Il ritorno riguarda anche la storia artistica di Paolini. Dopo Bestiario Veneto e Bestiario Italiano, l’autore riprende la forma del racconto costruito attraverso la geografia, ma sposta lo sguardo dalle montagne alle valli, ai fiumi e alle opere idrauliche. Veneto, Friuli ed Emilia-Romagna vengono presentati come territori la cui sopravvivenza dipende da un sistema artificiale di canali, argini e infrastrutture spesso invisibile nella vita quotidiana.
La domanda centrale dello spettacolo è se esista un collegamento tra acqua e politica. La risposta arriva attraverso una storia sedimentale, sviluppata con un linguaggio semplice ma non semplicistico. Il pubblico viene accompagnato in un percorso che va da Bassano all’Himalaya e dal golfo di Venezia a quello del Bengala, tra acquaroli dei consorzi, falde, risorgive, pozzi e fiumi descritti come alberi rovesciati.
Nel racconto trovano spazio anche immagini surreali e figure simboliche: cinesi impegnati a costruire dighe, ghiacciai che cantano e anguille alle prese con il dilemma tra la migrazione verso i Sargassi e la permanenza nel lago d’Auronzo. Attraverso questi elementi, Paolini affronta il tema della gestione dell’acqua e della trasformazione del territorio, collegando la dimensione naturale alle scelte collettive e politiche.
Parola, musica e pensiero critico
La narrazione è accompagnata dalla voce di Patrizia Laquidara e dagli elementi scenici essenziali curati da Mirko Artuso. Musica e scena contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa, capace di trasformare il racconto in un mondo fantastico senza perdere il legame con problemi concreti come il dissesto idrogeologico e la dipendenza dalle infrastrutture idriche.
Bestiario Idrico si colloca così nel filone principale del lavoro di Paolini, quello che comprende Il Milione e Gli album: un teatro fondato sulla parola, sulla geografia emozionale e sulla riflessione critica. Dopo quasi due ore, il pubblico accompagna la conclusione con un applauso. Resta il monito attribuito a Noè, presentato come esperto di alluvioni e catastrofi naturali: diventare cittadini-contadini e tornare a coltivare acqua.