Quattro esperienze di rigenerazione e progettazione partecipata sono state presentate sabato mattina, 10 ottobre, a Materia, a Castronno, durante l’incontro organizzato dall’Ordine degli architetti di Varese nell’ambito di Open! Studi Aperti. Il tema nazionale dell’edizione era l’architettura condivisa, affrontata attraverso progetti realizzati o in corso a Lecco, Cantù, Busto Arsizio e nella stessa sede che ha ospitato l’iniziativa.
In apertura, la presidente dell’Ordine Paola Bassani ha sottolineato il ruolo del committente, definito non come semplice finanziatore ma come coautore dell’opera. La qualità architettonica, ha spiegato, non dipende soltanto dall’estetica, ma anche dalla capacità di un luogo di favorire il benessere delle persone e di diventare uno spazio di relazione. Il vicepresidente Enzo Cantoni ha ricordato l’origine di Open!, nato circa dieci anni fa per avvicinare l’architettura al grande pubblico, richiamando l’attenzione anche sul valore della bellezza e della qualità progettuale.
Spazi aperti alla comunità
Marika Arena, consigliera della Fondazione Comunitaria del Varesotto e docente al Politecnico di Milano, ha illustrato con l’architetto Simone Meroni la riorganizzazione della sede della fondazione. Il progetto, attualmente nella fase di concept e di avvio della progettazione definitiva ed esecutiva, prevede il raddoppio delle postazioni di lavoro, una sala conferenze da circa trenta posti, una sala riunioni, spazi per mostre ed eventi e un’area destinata alle associazioni. Sono inoltre previsti una piattaforma elevatrice per migliorare l’accessibilità e un secondo ingresso pedonale su via Orrigoni.
Arena ha parlato anche del teatro sociale di Busto Arsizio, progettato nel 1891 e oggi utilizzato non soltanto per gli spettacoli. Nel foyer ha trovato spazio Contatto, format avviato nel 2025 in occasione della giornata internazionale delle persone con disabilità, con il coinvolgimento di undici associazioni e attività formative rivolte a operatori sociali under 35. L’adattamento del teatro a queste ulteriori funzioni è ancora nelle fasi iniziali.
Paolo Dell’Oro, segretario della Fondazione Comunitaria del Lecchese, ha raccontato la trasformazione delle Officine Badoni, ex mensa di un’azienda che produceva ponti, funivie e locomotori. L’edificio, abbandonato dopo la chiusura della ditta nel 1992, è stato acquistato dalla fondazione nel 2018 per circa 20 milioni di euro, con l’obiettivo di generare un ritorno sociale e culturale. Dopo un concorso di idee, i promotori hanno scelto di riunire i diversi progettisti attorno a un tavolo comune invece di selezionare una sola proposta.
Oggi il complesso lecchese è gestito da un’associazione temporanea di scopo composta da sette realtà, mentre altre cinque collaborano senza aderire formalmente. I tre piani, ciascuno di circa trecento metri quadrati, ospitano un bar, una sala studio, gli uffici della fondazione, una sala corsi e un auditorium aperto alla città. La gestione ordinaria costa circa 100mila euro l’anno, escluso il bar; gli introiti delle attività coprono circa il 40 per cento della spesa. Tra gli elementi caratterizzanti sono stati indicati l’accessibilità, l’accoglienza, la governance plurale e una stanza lasciata volutamente libera per mantenere uno spazio disponibile a usi futuri.
Progetti tra riuso e partecipazione
A Cantù, Michele Benazzi di MondoVisione e gli architetti Valeria Colombo e Giuseppe Montorfano hanno presentato Hub Garibaldi, nato dalla riqualificazione dell’ex fermata del tram di piazza Garibaldi, in passato tabaccheria, biglietteria e bar. Chiuso nel 2020, lo spazio è stato riaperto a marzo 2026 dopo un percorso di coprogettazione tra Comune, MondoVisione e cooperativa Il Gabbiano. Al suo interno si trovano un informagiovani, un servizio di ascolto psicologico e un bar con un percorso formativo rivolto a ragazzi con disabilità.
Il progetto ha previsto un investimento iniziale di circa 400mila euro, poi ridotto a circa 370mila, comprendente lavori, progettazione, indagini richieste dalla Soprintendenza e arredi. Per il dehors è stata realizzata una struttura su misura in acciaio e vetro, priva di pilastri centrali e appoggiata sulla piazza senza danneggiarne la pavimentazione. La soluzione è trasparente e rimovibile, così da mantenere il rapporto visivo tra lo spazio interno e piazza Garibaldi.
Per Materia è intervenuta Roberta Cattorini dello studio CRDS Architetti, vincitore del concorso di idee promosso con l’Ordine degli architetti. Alla selezione hanno partecipato 33 progetti, uno dei quali proveniente dalla Spagna. Il progetto ha interpretato il centro di Castronno attraverso i suoi vuoti, i portici, le recinzioni e i cambi di quota, trasformando l’edificio in uno spazio attraversabile. Al centro è stata realizzata un’agorà flessibile, con le gradinate preesistenti conservate, affiancata da una redazione, uno studio televisivo, una cucina professionale e un giardino.
Ilaria Notari, presidente dell’associazione Anche Io, che gestisce Materia, ha infine illustrato il lavoro di costruzione della comunità attorno allo spazio. Tra febbraio 2025 e settembre 2026 sono stati organizzati 430 eventi pubblici, con 1.200 protagonisti, 110 attività formative, 30mila presenze uniche e il coinvolgimento di 150 associazioni ed enti. Nel corso della mattinata è stato ricordato anche Raffaele Nurra, architetto e consigliere dell’Ordine scomparso quasi due anni fa, che aveva seguito per l’Ordine il concorso di idee da cui è nata Materia.