Youssef Siher, ricercatore e attivista pro-Palestina residente a Mazzano, è stato liberato dopo quattro giorni dal fermo. Il 30enne è indagato per istigazione a delinquere con finalità di terrorismo e per violenza organizzata in occasione di manifestazioni pubbliche.
Durante l’interrogatorio di garanzia, Siher si è avvalso della facoltà di non rispondere. Al termine dell’udienza, la gip Tiziana Landoni non ha convalidato il fermo e non ha disposto la custodia cautelare in carcere né altre misure restrittive.
Le contestazioni della Procura
Il provvedimento riguarda l’attività collegata alle pagine social del Movimento 17 Ottobre, aperte dopo le violente proteste avvenute a Milano tra il 17 e il 18 ottobre 2026. Secondo l’impostazione dell’accusa, Siher sarebbe stato la mente dei canali online.
Nel testo della notizia viene però precisato che non risultano collegamenti tra il ricercatore e gli autori degli scontri e dei saccheggi registrati durante le proteste milanesi. L’indagine dovrà quindi chiarire il ruolo effettivamente svolto dall’indagato nella gestione e nei contenuti delle pagine social.
La decisione della giudice
La gip Landoni ha ritenuto insufficienti le motivazioni presentate dalla Procura per giustificare il fermo e la permanenza in carcere. La richiesta cautelare era stata avanzata dalla pm Francesca Crupi, titolare dell’inchiesta insieme al procuratore Marcello Viola.
Con la decisione, l’arresto non è stato convalidato e per Siher non è stata applicata alcuna misura alternativa. Il 30enne resta comunque sottoposto all’indagine per le ipotesi di reato contestate, mentre gli accertamenti della Procura proseguiranno.
Siher è assistito dagli avvocati Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar. La liberazione è arrivata a quattro giorni dal fermo, dopo l’udienza nella quale l’indagato ha scelto di non rendere dichiarazioni.