Verona (VR)

Ventuno denunce per i vandalismi durante la protesta a Verona

Questura al lavoro su roghi di cassonetti e fumogeni nei pressi degli istituti Giorgi e Berti.

Ventuno giovani sono stati denunciati a Verona dopo gli episodi di danneggiamento e disordine verificatisi durante la mobilitazione studentesca del 16 ottobre 2026. La manifestazione, organizzata nell’ambito della protesta nazionale, ha coinvolto migliaia di studenti in diverse città del Veneto, tra cui Padova, Treviso, Belluno, Vicenza, Verona e Venezia.

La mobilitazione regionale, promossa dalla Rete degli Studenti Medi del Veneto, ha posto al centro il caro vita, le condizioni degli edifici scolastici, il diritto allo studio, il trasporto pubblico e la richiesta di maggiori investimenti nell’istruzione invece che nelle spese militari. La coordinatrice regionale Viola Carollo ha riassunto le rivendicazioni con la parola «futuro» e ha annunciato nuovi appuntamenti, tra cui lo sciopero studentesco del 20 novembre, previsto nella stessa giornata di uno sciopero generale indetto dalla Cgil.

Gli episodi davanti agli istituti

La situazione più critica si è registrata nei pressi degli istituti Giorgi e Berti. Secondo la ricostruzione della questura, davanti al Giorgi un gruppo di circa ottanta persone avrebbe incendiato diversi cassonetti posizionati sulla carreggiata, lanciato oggetti contundenti e acceso fumogeni. Per questi fatti, diciannove giovani sono stati denunciati per danneggiamento seguito da incendio, getto pericoloso di cose e blocco stradale.

Altri due studenti sono stati denunciati per avere lanciato fumogeni nei pressi dell’istituto Berti. Gli accertamenti non sono conclusi: gli investigatori stanno esaminando le immagini delle telecamere di videosorveglianza e i contenuti pubblicati online, con l’obiettivo di ricostruire i comportamenti individuali e identificare eventuali altri responsabili.

La condanna della politica

Gli episodi hanno suscitato una condanna trasversale, pur con valutazioni diverse sulle responsabilità e sulle possibili conseguenze. Mao Valpiana, esponente del Movimento Nonviolento, ha distinto il contenuto della mobilitazione dalle modalità con cui si è svolta la protesta a Verona. Ha definito legittime le rivendicazioni contro il carovita e a favore della scuola, ma ha giudicato severamente gli atti avvenuti davanti al Giorgi, sottolineando che non devono essere generalizzati a tutti gli studenti.

Valpiana ha richiamato anche lo sciopero del 20 novembre come occasione di mobilitazione nonviolenta contro la guerra. Dalla Lega, invece, Paolo Borchia, capodelegazione del partito al Parlamento europeo e segretario provinciale, ha chiesto fermezza e sanzioni. «Incendiare cassonetti e mettere a rischio la sicurezza delle persone non è una bravata», ha affermato, esprimendo solidarietà alla dirigenza scolastica e al personale.

Anche il Partito democratico veronese ha chiesto di accertare le responsabilità individuali. I consiglieri Anna Maria Bigon e Gianpaolo Trevisi hanno sostenuto che chi ha provocato i danni debba ripagarli e assumersi le conseguenze delle proprie azioni. Trevisi ha riconosciuto il diritto di protesta, ma ha ribadito che violenza e distruzione ne oltrepassano i limiti, prospettando conseguenze sia sul piano penale sia su quello disciplinare scolastico.

Bigon ha inoltre proposto di valutare percorsi riparativi, coinvolgendo i responsabili nel ripristino dei beni danneggiati e nel servizio alla collettività. La consigliera ha invitato anche a interrogarsi sul ruolo degli adulti e sull’influenza dei social media nel disagio giovanile. Il Pd scaligero ha infine annunciato la richiesta alla Regione Veneto di un aumento dei fondi destinati a scuole e Comuni per prevenzione, sicurezza ed educazione civica.