Giovanni, 69 anni, residente in provincia di Brescia, ha patteggiato una pena di un anno e otto mesi, con sospensione, per tentata truffa aggravata ai danni di un settantenne. Il giudice ha accolto l’accordo raggiunto tra le parti. L’uomo, difeso dall’avvocato Massimo Tabaglio e rappresentato in udienza dalla collega Laura Negri, era stato arrestato lo scorso 2 settembre.
La telefonata e la richiesta di denaro
Secondo la ricostruzione, il 69enne aveva contattato telefonicamente la vittima fingendosi il maresciallo dei carabinieri Luca Marchegiani. Durante la conversazione aveva sostenuto che, nell’ambito di alcune indagini, fosse stato individuato l’autore di una rapina in gioielleria. Per la fuga, il presunto responsabile avrebbe utilizzato un’auto intestata all’anziano.
Con questa motivazione, il sedicente militare aveva invitato il settantenne a raccogliere il denaro e i gioielli presenti in casa e ad attendere l’arrivo di un carabiniere. L’incaricato, secondo quanto riferito al telefono, avrebbe dovuto verificare se i beni fossero collegati al reato e controllare i numeri di serie delle banconote.
L’intervento della polizia
Impaurito dalla telefonata, il settantenne aveva chiesto aiuto a un vicino. Insospettito, quest’ultimo aveva composto il 112. Gli agenti della Squadra mobile avevano quindi predisposto un servizio di osservazione nei pressi dell’abitazione della vittima, in una zona vicina al cimitero.
Poco dopo, un uomo era sceso da un taxi e si era presentato come inviato del maresciallo dei carabinieri. Quando il settantenne si era rifiutato di farlo entrare in casa, il presunto truffatore aveva tentato di allontanarsi rapidamente, ma era stato bloccato dalla polizia sulle scale.
Oltre all’arresto, considerati anche i precedenti per reati contro il patrimonio, contro la persona e in materia di stupefacenti, nei confronti del 69enne era stato emesso un foglio di via. L’uomo ha inoltre il divieto di dimora a Cremona e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria di Brescia.