Viterbo (VT)

Sei anelli scomparsi, chiesto un anno per la badante

La 48enne è accusata della cessione di preziosi del valore di 2.544 euro; la difesa contesta le firme.

Si fonda sulla scomparsa di sei anelli dalla casa di un’anziana ultranovantenne il processo a una badante viterbese di 48 anni. La pubblica accusa ha chiesto per l’imputata un anno di reclusione e 300 euro di multa. La richiesta è stata formulata mercoledì davanti al giudice Jacopo Rocchi.

La ricostruzione dei fatti

I fatti risalgono al luglio 2021 e furono denunciati dalla figlia dell’anziana. La donna si sarebbe accorta della scomparsa di un solitario di sua proprietà, custodito nell’abitazione della madre, e di altri cinque anelli appartenuti alle zie, che erano conservati in un cassettone.

Nel corso degli accertamenti, gli agenti della questura mostrarono alla figlia dell’anziana il solitario, che venne riconosciuto come quello di sua proprietà. Secondo la contestazione, i gioielli sarebbero stati portati in un compro oro e ceduti insieme ad altri preziosi, con un ricavo complessivo indicato in 2.544 euro.

Il dibattimento si è concentrato anche sull’attribuzione delle firme presenti sulle ricevute del compro oro e della gioielleria. La grafologa Agnitelli, nominata come perito dal tribunale, ha rilevato una buona riconducibilità delle sottoscrizioni alla badante imputata.

La posizione della difesa

La valutazione è stata contestata dalla consulente della difesa, Silvia Gozzi. Secondo la professionista, soltanto tre delle firme esaminate sarebbero attribuibili alla donna, mentre per le altre non vi sarebbero elementi sufficienti a ricondurle a lei.

Nel corso dell’udienza l’avvocato Remigio Sicilia ha inoltre sollevato dubbi sulla ricostruzione della sottrazione dei gioielli. In particolare, la difesa ha ricordato che nello stesso periodo nell’abitazione dell’anziana lavorava anche la precedente badante, circostanza indicata come elemento di incertezza sull’identificazione della responsabile.

Al termine della discussione, la procura ha confermato la richiesta di condanna a un anno di reclusione e a 300 euro di multa. La vicenda giudiziaria riguarda quindi sia la presunta vendita degli anelli sia l’attendibilità degli elementi documentali e delle firme raccolte durante il procedimento.