Trescore Balneario (BG)

Sui social il volto della docente aggredita a Trescore

Immagini errate accostate agli attacchi contro un’insegnante romana

Il volto della professoressa Chiara Mocchi, accoltellata da uno studente a Trescore Balneario, è stato utilizzato su alcune pagine social per accompagnare messaggi di insulto rivolti a un’altra docente, Isabella Marsilio, aggredita da un alunno a Roma. Le immagini sono state associate ai commenti senza riferimento corretto alla persona coinvolta.

Due aggressioni simili

Le vicende di Mocchi e Marsilio presentano elementi analoghi. La docente di Trescore è stata accoltellata il 25 marzo da un alunno delle scuole medie. Anche Marsilio è stata aggredita da uno studente all’istituto Verga di Centocelle, nella capitale. In entrambi i casi, un altro alunno è intervenuto per fermare l’aggressore e contribuire a salvare l’insegnante.

Nel caso romano, la polemica è nata dopo alcune dichiarazioni di Marsilio sulla remigrazione. La docente, che sui propri profili social ha condiviso in passato posizioni di ultradestra, ha ribadito le sue opinioni anche dopo l’aggressione. Le reazioni online, inizialmente rivolte a lei, hanno finito per coinvolgere anche Chiara Mocchi, estranea al dibattito e ai fatti avvenuti a Roma.

La diffida dell’avvocato

Per questo l’avvocato Angelo Lino Murtas, legale della docente di Trescore, ha comunicato di aver diffidato i proprietari degli account che hanno pubblicato o ricondiviso i contenuti. La richiesta è di rimuovere ogni immagine, vignetta, post o altro materiale in cui siano stati utilizzati il volto o le sembianze della professoressa e di interromperne ogni ulteriore diffusione.

Secondo il legale, la questione non riguarda la libertà di satira o di critica, né la legittimità delle opinioni espresse, ma la tutela dell’immagine, dell’identità personale e della reputazione di una persona non coinvolta nei fatti rappresentati. Mocchi, ha sottolineato l’avvocato, ha rischiato la vita mentre svolgeva il proprio lavoro e sta ancora affrontando una riabilitazione dolorosa per le conseguenze dell’aggressione. La diffida richiama quindi il diritto della docente al rispetto della propria identità e della propria vicenda personale.