Soriano nel cimino (VT)

Soriano nel Cimino, quattro anni e cinque mesi per la droga

Il giudice ha inflitto la pena al 46enne trovato con sostanze, denaro e strumenti per preparare le dosi

È stato condannato a 4 anni, 5 mesi e 10 giorni di reclusione il 46enne arrestato dopo il ritrovamento di quasi mezzo chilo di sostanze stupefacenti nella sua abitazione di Soriano nel Cimino. La decisione è stata pronunciata al termine del procedimento celebrato davanti al giudice monocratico Jacopo Rocchi.

L’uomo, già noto alle forze dell’ordine, al momento dei fatti era sottoposto agli arresti domiciliari. Attualmente si trova in carcere. Il materiale sequestrato comprendeva 114 grammi di cocaina e 380 grammi di hashish, per un quantitativo complessivo vicino ai 500 grammi.

Il controllo e gli accertamenti

L’arresto era scattato il 9 agosto, durante un controllo del territorio in località Piangoli. I carabinieri avevano fermato una 21enne, trovandola in possesso di oltre 4 grammi di hashish. La giovane era stata segnalata alla prefettura, ma le informazioni fornite sulla provenienza della sostanza avevano spinto i militari a svolgere ulteriori verifiche.

Gli investigatori avevano quindi eseguito una perquisizione nell’abitazione della ragazza, dove viveva anche il 46enne. Nel corso del controllo erano stati trovati i quantitativi di cocaina e hashish, insieme a un bilancino di precisione, materiale destinato al confezionamento delle dosi e 600 euro in contanti. Tutto era stato sottoposto a sequestro.

Le verifiche sulla sostanza

La droga è stata sottoposta agli accertamenti di laboratorio, necessari per determinarne le caratteristiche e il principio attivo. Secondo una prima stima degli inquirenti, il quantitativo, qualora fosse stato tagliato e immesso sul mercato, avrebbe potuto raggiungere un valore superiore a 15 mila euro.

La sentenza è arrivata davanti al giudice monocratico nell’ambito del procedimento a carico del 46enne. L’inchiesta era partita dal controllo della giovane in località Piangoli e si era poi concentrata sull’abitazione condivisa, dove i carabinieri avevano individuato la sostanza e gli strumenti ritenuti collegati alla preparazione delle dosi.