Le organizzazioni sindacali chiedono di essere coinvolte nelle iniziative per contrastare le aggressioni ai lavoratori della sanità. La richiesta arriva dopo gli episodi segnalati anche all’interno dello Spdc del Santa Chiara di Pisa e riguarda il metodo con cui devono essere definite le misure di prevenzione e tutela del personale.
Il Nursing Up, attraverso il segretario provinciale Nicola Lunetti, richiama i dati dell’Azienda Usl Toscana Nord Ovest, cui fanno capo lo Spdc di Pisa e la Rems di Volterra. Al 30 ottobre 2024 risultavano 585 segnalazioni di aggressione, già oltre le 572 registrate nell’intero 2023. La stessa azienda stimava di arrivare a circa 700 eventi entro la fine dell’anno, indicando tra le aree più esposte i pronto soccorso, la psichiatria e le Rems.
La richiesta di un tavolo permanente
Secondo il sindacato, l’Ausl Toscana Nord Ovest aveva annunciato investimenti superiori a 4 milioni di euro per formazione, vigilanza e sistemi di allarme. Proprio l’ampiezza del fenomeno e delle risorse messe in campo, sostiene Nursing Up, renderebbe necessario il coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori nella progettazione e nella verifica degli interventi.
Il sindacato chiede inoltre la pubblicazione dei dati più recenti relativi al territorio pisano e parla di un problema di trasparenza. La gestione del rischio nelle strutture di salute mentale, afferma Nursing Up, dovrebbe essere affrontata con una strategia aziendale complessiva, evitando risposte episodiche e limitate ai singoli reparti.
La proposta è l’istituzione di un tavolo permanente sulla sicurezza degli operatori sanitari, con la partecipazione di Prefettura, Azienda ospedaliero-universitaria pisana, Ausl Toscana Nord Ovest, forze dell’ordine, servizi di prevenzione, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e organizzazioni sindacali.
Il nodo delle condizioni strutturali
Sulla vicenda interviene anche Daniele Carbocci, segretario provinciale del Nursind. In riferimento alla riunione in Prefettura dedicata alla sicurezza del personale sanitario e al ciclo di incontri sulle tecniche di de-escalation, il sindacato sostiene che la prevenzione debba partire dalle condizioni concrete di sicurezza dei reparti. Secondo Carbocci, l’esclusione delle organizzazioni sindacali dei lavoratori della sanità dagli incontri non sarebbe istituzionalmente corretta.
Le tecniche di de-escalation possono essere utili, osserva il Nursind, ma non sono sufficienti quando il personale deve gestire persone con precedenti di estrema violenza in ambienti privi delle necessarie condizioni strutturali e organizzative. La formazione, aggiunge Carbocci, non può compensare le carenze né diventare la risposta principale al fenomeno.
Il sindacato pone quindi il tema dell’appropriatezza del luogo di ricovero rispetto al livello di rischio. Le persone considerate incompatibili con le possibilità di gestione di un reparto, sostiene, dovrebbero essere assistite in strutture adeguate, dotate di misure di sicurezza e di personale sufficienti. Viene chiesta anche la disponibilità di strumenti di tutela individuale, insieme alla formazione per utilizzarli e a procedure capaci di garantire un intervento tempestivo in caso di aggressione.
Per Nursing Up e Nursind, la responsabilità della sicurezza non può essere trasferita soltanto a infermieri, medici e operatori sociosanitari. Prima di chiedere agli addetti di gestire situazioni potenzialmente pericolose, concludono le organizzazioni, devono essere garantite condizioni di lavoro adeguate e risposte concrete alle carenze strutturali e organizzative.