Pietracatella (CB)

Ricina, il suocero di Gianni: «Gli credo, ma non escludo nulla»

Il padre della vittima racconta il viaggio verso il Cardarelli e i dubbi sui rapporti familiari al centro degli accertamenti

Salvatore Di Ielsi, 76 anni, padre di Antonella e nonno di Sara, continua a vivere sospeso tra la fiducia nel genero Gianni Di Vita e i dubbi sull’avvelenamento che ha portato alla morte delle due donne. Antonella Di Ielsi e la nipote Sara Di Vita, 15 anni, sono morte a distanza di poche ore lo scorso dicembre, dopo essere state esposte alla ricina. La vicenda è avvenuta a Pietracatella, in provincia di Campobasso, e resta al centro di un’inchiesta della procura di Larino.

Al Corriere della Sera, Di Ielsi ha raccontato di aver rivolto direttamente a Gianni la domanda più difficile: se fosse stato lui a provocare l’avvelenamento. Il marito di Antonella ha negato ogni responsabilità, dicendo di non essere coinvolto. «Gli credo», ha riferito il 76enne, aggiungendo però di non voler escludere a priori nessuna possibilità. Una posizione segnata dal dolore e dall’incertezza, mentre gli investigatori cercano di ricostruire che cosa sia accaduto nella famiglia.

Le ultime ore in ospedale

Di Ielsi ha ricordato soprattutto il 27 dicembre, giorno in cui accompagnò la figlia al pronto soccorso del Cardarelli di Campobasso. A chiamarla era stato Gianni, che aveva riferito un peggioramento delle condizioni di Sara. Il viaggio da Pietracatella all’ospedale, lungo circa 40 chilometri, si svolse in silenzio: Antonella, secondo il racconto del padre, stava già molto male.

Una volta arrivati, i medici comunicarono ad Antonella che la figlia era morta. La donna crollò a terra davanti al padre. Il giorno successivo morì anche Antonella. Il doppio decesso ha aperto un caso giudiziario nel quale restano da chiarire sia l’origine della sostanza tossica sia le responsabilità individuali.

Le indagini della procura

La procura di Larino conduce due distinti filoni. Cinque medici sono indagati per omicidio colposo, mentre per il duplice omicidio premeditato si procede contro ignoti. Gli inquirenti hanno inoltre escluso l’ipotesi di un avvelenamento accidentale. Tra gli aspetti esaminati ci sono anche i rapporti tra Antonella e Gianni, sui quali il padre della donna ha detto di non aver saputo nulla prima della tragedia.

«Se mia moglie fosse stata in vita, Antonella avrebbe potuto confidarsi con lei», ha spiegato Di Ielsi, ipotizzando che la figlia possa aver taciuto eventuali difficoltà per imbarazzo o riservatezza. Il 76enne ha definito il genero un “bravo fesso”, chiarendo di non aver mai litigato con lui e di aver mantenuto un rapporto di fiducia. Allo stesso tempo ha ammesso di essersi chiesto se Gianni potesse essere stato coinvolto e ha detto di non riuscire a indicare chi possa esserci dietro la vicenda.

Resta infine il tema della possibile presenza di una pianta di ricino. A Di Ielsi era stato chiesto se in casa fosse stata coltivata per allontanare le talpe, ma l’uomo ha negato di averne mai vista una. Ha ricordato di aver avuto in passato una pianta con quella funzione, precisando però che era diversa dal ricino. Gli accertamenti giudiziari dovranno ora stabilire la dinamica dell’avvelenamento e individuare eventuali responsabili.