È considerata più che probabile la riapertura delle indagini sul serial killer mai identificato ritenuto responsabile di almeno otto omicidi commessi a Modena tra il 1985 e il 1995. A sollecitare nuovi accertamenti è l’avvocata Barbara Iannuccelli, che assiste cinque famiglie delle vittime.
La richiesta basata sui reperti
La richiesta presentata alla Procura di Modena si concentra sull’elenco degli oggetti e dei materiali trovati accanto ai corpi delle ragazze. Secondo la legale, questi elementi furono descritti e acquisiti all’epoca, ma non poterono essere utilizzati pienamente perché negli anni Ottanta e Novanta il Dna non era ancora uno strumento investigativo disponibile come oggi.
Tra i reperti indicati ci sono tre capelli ritrovati nella mano di Claudia Santachiara. Il materiale venne allora registrato dal medico legale, senza che fosse possibile procedere a un’analisi genetica. La difesa delle famiglie ritiene che le tecniche attuali possano consentire di verificare se dai capelli sia possibile estrarre un profilo di Dna comparabile.
Gli altri elementi da esaminare
Nel fascicolo viene citato anche il sasso utilizzato per uccidere Annamaria Palermo, insieme a numerosi altri oggetti rinvenuti sulle scene dei delitti. La richiesta non indica un possibile responsabile, ma punta esclusivamente a sottoporre i reperti a nuove analisi scientifiche, alla luce degli strumenti oggi disponibili.
La legale ha spiegato di non avere mai avanzato una propria ipotesi sull’identità dell’assassino o degli assassini. L’obiettivo è verificare se gli elementi conservati possano fornire informazioni utili a ricostruire i fatti e a individuare eventuali tracce biologiche.
Secondo quanto riferito da Iannuccelli, si sarebbe già verificato un movimento presso l’Istituto di Medicina Legale per acquisire i reperti. Alla possibile attività di approfondimento starebbero lavorando anche carabinieri e polizia. La decisione sulla riapertura formale delle indagini spetta ora alla Procura di Modena.