Brugherio (MB)

Per la giustizia non è un boss della ‘ndrangheta, ma la sua villa finisce all’asta lo stesso

La vicenda di Marcello Paparo, assolto dall'accusa di associazione mafiosa, e dell'immobile di Brugherio confiscatogli che sarà venduto a giorni

Per la giustizia non è un boss della ‘ndrangheta, ma la sua villa finisce all’asta lo stesso

È stata messa all’asta la villa di Brugherio nella quale ha vissuto Marcello Paparo. A disporne la vendita, con una base fissata a 340mila euro, è stata l’Anbsc, l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. E la procedura, se dovessero arrivare offerte, si concretizzerà il 23 giugno 2026, quando verranno aperte le buste nello studio di un notaio di Roma.

Lui non è mafioso, ma la villa va all’asta

La vicenda penale di Paparo è stata lunga e intricata. Nel 2009 l’imprenditore venne arrestato perché considerato dagli inquirenti al vertice di una costola della ‘ndrangheta radicata tra la Brianza e la Martesana (formalmente risiedeva a Cologno Monzese), capace di insinuarsi nei grossi appalti di facchinaggio nei supermercati e nei subappalti di movimento terra.

L’intricata vicenda (penale) di Marcello Paparo

Il Tribunale di Monza, con la sentenza di primo grado, escluse l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, emettendo alcune condanne “minori” a carico dei presunti esponenti del gruppo.

La Direzione investigativa antimafia fece ricorso. E in Appello le pene vennero raddoppiate: a Marcello Paparo vennero comminati 12 anni e 7 mesi. Fu poi la volta di un altro ricorso, presentato dai legali di Paparo, e in Cassazione la sentenza di secondo grado venne annullata, con la disposizione di tenere un un processo di Appello bis, con i togati che si allinearono alla tesi dei colleghi monzesi e a quelli romani, escludendo l’esistenza di un’associazione a delinquere.

Una situazione che venne definitivamente “fotografata” nuovamente dalla Cassazione, nella primavera del 2016, facendo scendere l’iniziale condanna a 6 anni a 5 anni e 10 mesi per lesioni, violenza privata e detenzione illegale di armi.

La decisione dopo dieci anni

Ora, a distanza un decennio esatto, è giunto l’avviso della procedura competitiva per l’alienazione della villetta di via Monte Cervino che fu del 62enne, composta da ingresso, soggiorno, cucina, una camera, un bagno e un disimpegno al piano terra e un sottotetto, con altri locali. Il tutto circondato da un giardino.

Il tutto, ha spiegato l’avvocato Silvia Germinara che seguì Paparo, in una sorta di “strabismo giudiziario”.

“Avevamo anche ottenuto il dissequestro e la riconsegna di tutti i beni, ma in Italia c’è palesemente un vulnus – ha sottolineato il legale – Esistono, infatti, due binari paralleli: il Tribunale per le misure di prevenzione ha concluso l’iter, confermando la confisca, fino al terzo grado di giudizio, prima che la Cassazione si esprimesse definitivamente sull’assoluzione per l’associazione mafiosa”.