Il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta presentata da Legambiente per ottenere la sospensione immediata dei lavori nell’area di Ospizio, a Reggio Emilia. I giudici non hanno ravvisato idonee ragioni per anticipare la tutela cautelare rispetto all’udienza già fissata per l’8 ottobre. Il provvedimento riguarda il contenzioso amministrativo avviato dagli ambientalisti contro i titoli edilizi rilasciati a Conad Centro Nord.
La vicenda contrappone la società promotrice del progetto agli attivisti contrari alla trasformazione dell’area dell’ex casa di riposo. In estate Legambiente e alcuni esponenti del movimento avevano chiesto al Tar di Parma di revocare i titoli edilizi e di ordinare, in via cautelare, l’interruzione del cantiere. Il 22 luglio il tribunale amministrativo aveva respinto la richiesta di sospensiva, sostenendo che l’area dell’ex struttura non fosse qualificabile come bosco e rinviando la valutazione complessiva al giudizio di merito.
Il ricorso davanti al Consiglio di Stato
Il 30 settembre Legambiente si è rivolta al Consiglio di Stato con un’istanza cautelare urgente, chiedendo di fermare i lavori prima della trattazione già programmata. La richiesta è stata però rigettata nelle ore successive. Secondo i giudici, non sussistono motivi sufficienti per anticipare la protezione cautelare rispetto all’udienza dell’8 ottobre, nella quale sarà esaminata la nuova iniziativa dell’associazione.
Il confronto sull’intervento si è sviluppato anche sul piano comunicativo, con prese di posizione sui social e contenuti diventati virali. Tra questi, un post attribuito ad Alessandro Gassmann, che ha espresso contrarietà al progetto utilizzando però una fotografia di un bosco di pini neri, non dell’area di Ospizio. Il nodo principale resta comunque quello giudiziario, articolato sui fronti amministrativo e penale.
L’inchiesta della Procura
Sul versante penale, la Procura ha aperto un fascicolo dopo l’esposto depositato nel luglio dell’anno scorso dal biologo Ugo Pellini. Nell’atto si chiedeva di fermare l’avvio dei lavori e di verificare eventuali responsabilità dei vertici di Conad per le ipotesi di disastro ambientale e danneggiamento.
Per gli accertamenti è stata disposta una consulenza tecnica affidata alla dottoressa forestale Benedetta Bortoluzzi. Nella sua relazione, l’esperta ha descritto Ospizio come un sito antropizzato e degradato, nel quale non sarebbero state rilevate entità botaniche di pregio. Sulla base degli elementi raccolti, il sostituto procuratore Isabella Chiesi ha recentemente chiesto al gip l’archiviazione del procedimento, ritenendo insussistenti i fatti contestati.