Cremona (CR)

Stalking e video intimi, in Appello pena ridotta a Cremona

L’uomo dovrà versare 25mila euro alla ex: resta libero, ma dovrà affrontare un altro procedimento

Si è concluso con un accordo tra le parti il processo d’Appello nei confronti di Murat, cittadino turco di 54 anni, condannato per stalking ai danni dell’ex compagna e per la diffusione di materiale sessualmente esplicito. La pena è stata ridotta da due anni a un anno e sei mesi di reclusione. L’imputato, che in primo grado era stato giudicato con rito abbreviato, non potrà ricorrere in Cassazione.

I giudici hanno disposto la sospensione della pena a una condizione: il versamento di 25mila euro di risarcimento alla vittima, una donna cremonese di 35 anni costituita parte civile con l’avvocato Michele Tolomini. Murat aveva già trascorso cinque mesi in carcere dopo l’arresto e, in seguito alla prima condanna, era stato liberato. Attualmente è libero, ma dovrà essere processato per i fatti contestati successivamente alla prima sentenza.

Messaggi, minacce e profili falsi

La relazione tra l’uomo e la donna si era interrotta nel 2023. Da quel momento, secondo la ricostruzione degli investigatori, l’ex compagno avrebbe iniziato a inviarle centinaia di messaggi e a chiamarla con insistenza. In alcune occasioni si sarebbe presentato sotto casa con atteggiamento minaccioso e avrebbe raggiunto la donna anche nel luogo in cui stava trascorrendo le vacanze con la famiglia.

I tentativi della vittima di interrompere i contatti, bloccando i numeri di telefono e gli account social, non sarebbero bastati. L’uomo avrebbe creato nuove utenze e falsi profili sui social network per insultare e denigrare l’ex compagna e i suoi familiari. Avrebbe inoltre contattato la madre della donna, minacciando di incaricare un investigatore privato per scoprire dove si trovasse la figlia.

La persecuzione avrebbe incluso anche la pubblicazione e la condivisione di video sessualmente espliciti e fotografie intime della 35enne. I contenuti sarebbero stati diffusi attraverso numerosi profili e inviati a parenti e amici della vittima. La donna, descritta come profondamente provata e in costante stato d’ansia, sarebbe stata costretta a cambiare abitudini di vita, numero di telefono e domicilio, arrivando anche a limitare le uscite da casa per il timore di conseguenze per sé e per i propri cari.

Le nuove contestazioni

Dopo aver presentato querela, la donna aveva raccontato agli investigatori della Squadra Mobile quanto stava accadendo. Al termine delle ricerche, durante le quali l’uomo avrebbe fatto credere tramite alcuni conoscenti di essersi trasferito negli Stati Uniti, la polizia lo aveva rintracciato in un hotel del centro di Bergamo.

In seguito, però, Murat avrebbe ripreso a contattare la ex con messaggi e telefonate quotidiane, accompagnati da minacce e insulti. Avrebbe inoltre inviato a parenti e amici decine di richieste di amicizia da diversi profili Instagram riconducibili a lui, pubblicando nuove immagini e video della donna nuda o in atteggiamenti intimi, insieme a frasi denigratorie.

La vittima si era quindi rivolta nuovamente alla polizia. Gli investigatori della Mobile avevano rintracciato l’uomo in un appartamento del centro di Bergamo e il gip aveva disposto il ritorno in carcere con un’ordinanza di custodia cautelare. Per questi fatti successivi alla prima condanna dovrà ora affrontare un nuovo procedimento.