Jacopo De Simone è stato condannato a 18 anni e un mese di carcere per l’omicidio di Riccardo Claris, il 26enne ucciso con una coltellata il 4 maggio 2025. La Corte d’Assise, presieduta da Donatella Nava, ha riconosciuto l’aggravante dei futili motivi, ritenendo prevalenti le attenuanti generiche. Al termine della pena è stata disposta anche una misura di tre anni di libertà vigilata.
La vicenda era iniziata al Reef Café di Borgo Santa Caterina, dove De Simone aveva intonato un coro dell’Inter mentre nel locale si trovavano Claris e alcuni amici atalantini. Il confronto era poi proseguito fino a via dei Ghirardelli, nei pressi dell’abitazione dell’imputato e dello stadio. Qui il 26enne era stato colpito da un fendente che gli aveva raggiunto un polmone e reciso l’aorta.
Le tesi contrapposte in aula
Nel processo accusa e difesa hanno ricostruito in modo diverso la sequenza dei fatti. Per la pm Maria Esposito, l’omicidio sarebbe maturato dopo una provocazione legata al calcio e a un atteggiamento di spavalderia. La difesa, rappresentata dall’avvocato Luca Bosisio, ha invece sostenuto che De Simone avesse reagito a un’aggressione e fosse stato spinto dalla paura per il fratello gemello, rimasto indietro con la fidanzata.
L’imputato aveva riferito di essere stato colpito con una catena e di aver agito per difendersi. L’accusa ha contestato questa versione, sottolineando che le catene non erano state trovate e che i due amici presenti con De Simone non avevano confermato quella ricostruzione. Secondo la pm, il giovane avrebbe potuto rientrare in casa, chiedere aiuto o contattare le forze dell’ordine invece di tornare in strada con un coltello.
La sentenza è arrivata dopo circa quattro ore di camera di consiglio, dalle 11 alle 15. De Simone, detenuto nel carcere di Cremona, dove ha conseguito il diploma, ha ascoltato il dispositivo accanto al proprio difensore senza reagire. La pubblica accusa aveva chiesto una condanna a 24 anni, mentre la difesa aveva sollecitato l’assoluzione per legittima difesa o, in subordine, il riconoscimento dell’eccesso colposo.
Il dolore della famiglia
La madre di Claris, Alessandra Feroldi, ha ribadito che il diritto alla vita non può essere messo in discussione e ha definito la vicenda una sconfitta collettiva. La donna ha espresso preoccupazione per la diffusione degli accoltellamenti e per il fatto che molti ragazzi circolino armati, sottolineando che la morte del figlio non potrà essere compensata da alcuna decisione giudiziaria.
La famiglia della vittima ha giudicato la pena mite. Lo zio di Riccardo, l’avvocato Luca Salvioni, ha manifestato l’intenzione di confidare in un’impugnazione e in una condanna ritenuta più adeguata alla gravità del delitto. De Simone dovrà inoltre risarcire le parti civili, con le somme da definire in separata sede, e pagare le provvisionali immediatamente esecutive: 200 mila euro alla madre, 60 mila alla sorella e 50 mila alla nonna materna.