La Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Venezia ha impugnato la sentenza con cui il Tribunale di Treviso aveva assolto Andrea Gasparetto, legale rappresentante della Altedil Srl e datore di lavoro dei due operai coinvolti nell’incidente del 29 aprile 2021. Il procedimento riguarda la morte di Mattia Battistetti e il grave infortunio subito da Arben Shukolli nel cantiere edile di via Magellano, a Montebelluna.
L’atto, firmato dal sostituto procuratore generale Francesca Torri, contesta la motivazione del verdetto di primo grado, che aveva assolto Gasparetto perché il fatto non sussiste. Secondo l’accusa, la presenza di altre figure con compiti di coordinamento non avrebbe ridotto né escluso gli obblighi di prevenzione che gravavano direttamente sul datore di lavoro dell’impresa subappaltatrice. La Procura chiede quindi alla Corte veneziana di riformare la decisione e di riconoscere la responsabilità penale dell’imputato per omicidio colposo e lesioni colpose.
La formazione contestata
Una parte rilevante del ricorso riguarda la preparazione dei lavoratori e le informazioni fornite sui rischi concreti delle attività in corso. La sentenza impugnata avrebbe attribuito un peso decisivo alla frequenza di corsi generici per addetti al montaggio dei ponteggi, senza considerare adeguatamente l’assenza di una formazione specifica sulla movimentazione dei carichi sospesi.
La Procura mette inoltre in discussione la documentazione relativa alla formazione di Battistetti. L’attestato A.N.FO.S. indicava un percorso di 28 ore, distribuito in quattro giornate nell’ottobre 2017. Secondo gli elementi raccolti durante il processo, tuttavia, in quelle stesse date il lavoratore sarebbe risultato impegnato per l’intera giornata in un calzaturificio o in altri cantieri. Per l’accusa, il certificato sarebbe stato rilasciato dopo la partecipazione a una sola giornata, senza il rispetto del monte ore previsto dalla normativa e dagli accordi di settore.
Il bancale precipitato sulla zona di lavoro
L’incidente avvenne mentre la gru della ditta Bordignon stava movimentando un bancale di elementi da ponteggio del peso di circa 1.400 chili. Il carico precipitò sui due operai dopo il distacco del capo fisso della fune. Nel momento dell’operazione, sostiene la Procura Generale, nel cantiere di via Magellano non era presente un preposto abilitato a coordinare le lavorazioni e a impedire il transito nelle aree interessate dalle interferenze.
Per l’ufficio requirente, la presenza fisica del preposto non poteva essere sostituita da contatti telefonici. Nel ricorso viene inoltre sostenuto che un controllo diretto, percorsi separati, segnaletica adeguata e il rispetto del divieto di sostare sotto i carichi sospesi avrebbero avuto un’elevata probabilità di evitare la tragedia. Su questi aspetti dovrà ora pronunciarsi la Corte d’Appello di Venezia.
Nel processo di primo grado erano stati condannati a un anno e sei mesi, con pena sospesa e non menzione nel casellario giudiziario, Marco Rossi, dipendente della Bordignon delegato alla sicurezza e responsabile del servizio di prevenzione e protezione, Gabriele Sernagiotto, coordinatore della sicurezza in fase esecutiva, e Loris Durante, addetto alla macchina utilizzata per il sollevamento e lo spostamento dei materiali. Per loro è stato disposto anche il risarcimento dei danni alle parti civili, da quantificare in un giudizio separato.
Erano invece stati assolti Bruno Salvadori, legale rappresentante della Essebi, Gianantonio Bordignon, titolare del cantiere e responsabile dei lavori, e Andrea Gasparetto, legale rappresentante della Altedil di Trevignano, società per la quale lavorava Battistetti. Le parti civili costituite, tra cui i familiari della vittima, Arben Shukolli, la Cgil di Treviso, l’Anmil e la Cisl di Belluno e Treviso, potranno eventualmente impugnare la sentenza limitatamente agli aspetti civili.