Cannara (PG)

Mortale incidente agricolo a Cannara, condannati i titolari

Il giudice stabilisce pene detentive e un anticipo risarcitorio per la famiglia dell’operaio deceduto.

A tredici anni dall’incidente sul lavoro costato la vita a Taulant Hasi, il tribunale di Perugia ha condannato a due anni e sette mesi di reclusione ciascuno i due imputati, all’epoca marito e moglie e titolari di aziende agricole. La decisione è stata pronunciata dal giudice Marco Verola al termine del procedimento relativo alla morte dell’operaio albanese, deceduto il 28 agosto 2013 a Cannara.

Il tribunale ha inoltre disposto una provvisionale di 100 mila euro ciascuno in favore della vedova e dei due figli della vittima, per un totale di 300 mila euro. I familiari di Hasi, che al momento della tragedia erano ancora piccoli, si erano costituiti parti civili assistiti dagli avvocati Giancarlo Viti e Gianni Zurino.

La ricostruzione dell’incidente

L’incidente avvenne lungo la strada comunale Collemancio-Cannara, in vocabolo San Nicola. Hasi viaggiava insieme a un collega a bordo di una macchina agricola Merlo F28 TD T 02 Plus quando il mezzo uscì dalla sede stradale e precipitò lungo una ripida scarpata. Il ribaltamento e gli urti provocarono la morte del lavoratore, mentre il collega riportò gravi lesioni, tra cui una frattura del bacino.

Secondo la ricostruzione contenuta negli atti della Procura di Perugia, la perdita di controllo del mezzo sarebbe stata collegata alle sue condizioni di manutenzione e alla preparazione degli operai incaricati di utilizzarlo. Ai due titolari venivano contestate condotte caratterizzate da imprudenza, imperizia e negligenza, oltre alla violazione delle norme in materia di sicurezza sul lavoro.

Le contestazioni sulla sicurezza

Dagli accertamenti richiamati negli atti giudiziari sarebbe emerso che la macchina agricola non era stata sottoposta, per oltre due anni, a una revisione da parte di personale professionalmente esperto, nonostante avesse raggiunto 5.998 ore di lavoro. Secondo l’accusa, non sarebbe stato inoltre compilato il registro di manutenzione con i controlli periodici previsti.

La Procura aveva segnalato anche anomalie all’impianto frenante. Il sistema di emergenza risultava privo di alcuni componenti, mentre i dischi dell’impianto di servizio presentavano profonde scanalature. Le pinze frenanti erano bloccate o prive delle pastiglie e alcuni componenti elettrici risultavano manomessi. Per l’accusa, la carente manutenzione avrebbe determinato il guasto del sistema frenante e, di conseguenza, la perdita di controllo del mezzo.

Le contestazioni comprendevano anche la mancata valutazione dei rischi aziendali, l’assenza del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, la mancata nomina del medico competente e l’omessa informazione dei dipendenti sui rischi dell’attività. I due procedimenti penali, inizialmente separati per le rispettive posizioni degli imputati, erano stati riuniti in udienza preliminare. La sentenza dispone ora le pene detentive e una provvisionale complessiva di 300 mila euro per i familiari della vittima.