Taranto (TA)

Mensa sospesa a una bambina, a Taranto è scontro

La famiglia contesta gli addebiti, il Comune richiama il regolamento e annuncia verifiche sulla procedura

Una bambina di nove anni, iscritta al tempo pieno in una scuola primaria di Taranto, non ha potuto usufruire della refezione insieme ai compagni a causa di una presunta morosità. La somma contestata varia nelle comunicazioni tra 12,80 e 38,40 euro. La vicenda, inizialmente legata a una posizione amministrativa, è diventata un caso politico e ha riacceso il confronto sul rapporto tra regole, diritto allo studio e tutela dei minori.

Secondo la famiglia, al momento dell’iscrizione al servizio per il nuovo anno scolastico non sarebbe stata comunicata l’esistenza di un debito pregresso né sarebbe stato annunciato il rischio di esclusione. Il 3 novembre, primo giorno della refezione, il padre è stato contattato dalla scuola perché il nome della figlia non risultava nell’elenco degli alunni autorizzati. La bambina è stata quindi prelevata intorno alle 13, invece di restare a scuola fino alle 16.

Il genitore, assistito dall’avvocato Fabrizio Del Vecchio, ha inviato una diffida al Comune chiedendo il ripristino immediato del servizio. Dopo una prima comunicazione via Pec che indicava un insoluto di 38,40 euro, la famiglia riferisce di aver ricevuto una schermata con un saldo negativo di 12,80 euro, priva di intestazione. Da qui la richiesta di ricostruire l’origine del credito, verificare le comunicazioni precedenti e chiarire perché la domanda online di iscrizione non sia stata convalidata.

La versione dell’Amministrazione

L’assessora alla Pubblica istruzione Maria Lucia Simeone ha definito l’accaduto spiacevole e ha annunciato approfondimenti. Secondo la ricostruzione del Comune, la famiglia sarebbe stata informata della morosità già il 15 aprile e la posizione debitoria sarebbe stata visibile sulla piattaforma utilizzata per prenotare i pasti. L’importo, pari a circa 38 euro, avrebbe superato la soglia di 30 euro prevista dal regolamento comunale per la sospensione del servizio.

L’assessora sostiene inoltre che alla bambina non sia stato negato il pasto davanti ai compagni: il referente della scuola avrebbe avvisato preventivamente la famiglia, consentendo il prelievo anticipato. L’Amministrazione sta valutando la dinamica e, secondo quanto trapelato dagli ambienti comunali, la minore potrebbe essere riammessa alla refezione. Il padre, tuttavia, ha riferito di non essere stato ancora contattato.

Le reazioni politiche e sindacali

La decisione ha suscitato critiche da parte di esponenti politici e organizzazioni sindacali. Il consigliere del Movimento 5 Stelle Gregorio Stano ha definito inaccettabile far ricadere su una minore le conseguenze di un credito, mentre il consigliere di Demos Gianni Liviano ha parlato di una scelta aberrante e ha chiesto scusa alla famiglia. La deputata del Partito democratico Francesca Viggiano ha sostenuto che il pasto durante il tempo pieno debba essere garantito e che le difficoltà economiche vadano affrontate con un confronto diretto con gli adulti.

Anche la Cgil Taranto, attraverso la segretaria Tiziana Ronsisvalle, ha chiesto chiarimenti e una revisione delle regole sull’accesso ai servizi educativi, proponendo un tavolo permanente. Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei Diritti umani ha sollecitato il ripristino della refezione e una verifica degli atti, avanzando anche l’ipotesi di un fondo comunale di garanzia da 50mila euro annui. Intanto restano da chiarire la reale entità del debito, le comunicazioni inviate alla famiglia e le modalità con cui è stata sospesa la partecipazione della bambina al servizio.