La procura di Milano ha disposto che la salma di Domenico Papalia, morto nelle scorse ore all’ospedale San Paolo, resti per il momento a disposizione dell’autorità sanitaria. Il trasferimento in Calabria, già programmato dai familiari per lo svolgimento delle esequie, è stato quindi bloccato.
Prima della consegna del corpo ai parenti, i medici dovranno compilare una relazione sanitaria sulla base della cartella clinica. Il provvedimento riguarda dunque la documentazione relativa alle condizioni di salute di Papalia e precede le decisioni sul rientro della salma nel comune calabrese di origine.
La detenzione e i domiciliari
Papalia è deceduto dopo una lunga malattia, mentre era ricoverato al San Paolo di Milano. Aveva trascorso in carcere 49 anni, prima di ottenere a luglio gli arresti domiciliari proprio in considerazione delle sue condizioni di salute. La misura era stata concessa dal tribunale di Sorveglianza di Bologna, mentre l’uomo era detenuto nel carcere di Parma.
Nel corso degli anni, diverse voci avevano chiesto la scarcerazione del detenuto. Tra queste, quelle di Nessuno tocchi Caino, dei Radicali, di associazioni e quotidiani. La concessione dei domiciliari era arrivata dopo una lunga permanenza in carcere e nel quadro delle valutazioni legate al suo stato di salute.
Le condanne all’ergastolo
Papalia aveva ricevuto tre condanne all’ergastolo. Una riguardava inizialmente l’omicidio del boss Antonio D’Agostino, procedimento dal quale era stato assolto nel 2017. Le altre due erano legate all’uccisione dell’educatore del carcere di Opera, Umberto Mormile, avvenuta nell’aprile del 1990, e all’assassinio dell’avvocato Pietro Labate, nel novembre del 1983.
L’uomo si era sempre dichiarato innocente. Originario di Platì, nel Reggino, era conosciuto con il nome di Micu. Insieme ai fratelli Antonio e Rocco aveva guidato la famiglia di ’ndrangheta trapiantata da Platì a Buccinasco. Ora la salma resta a Milano in attesa della relazione sanitaria richiesta dalla procura e delle successive disposizioni sulla consegna ai familiari.