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La difesa di Adinolfi ricorre contro il ritorno in carcere

Il legale Pablo De Luca contesta l’aggravamento dei domiciliari dopo la presunta violazione del divieto social

La difesa di Adinolfi ricorre contro il ritorno in carcere

La difesa di Mario Adinolfi ha predisposto l’appello cautelare da presentare al Tribunale del Riesame contro il provvedimento del gip che ha disposto il ritorno in carcere del leader del Popolo della Famiglia. La misura più severa ha aggravato i precedenti arresti domiciliari, nell’ambito dell’inchiesta che lo vede accusato di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi.

La contestazione sull’uso dei social

Secondo quanto riferito nel provvedimento, Adinolfi avrebbe violato la prescrizione relativa all’utilizzo dei social network durante la permanenza ai domiciliari. La difesa contesta però la decisione e sostiene che la violazione riguarderebbe una misura accessoria, non quella principale. L’appello dovrà ora essere esaminato dal Riesame, chiamato a valutare la legittimità dell’aggravamento e la sussistenza di un concreto rischio per le esigenze cautelari.

«La violazione contestata non riguarda la misura principale, Adinolfi non ha cercato di evadere né di alterare il braccialetto elettronico», ha spiegato l’avvocato Pablo De Luca, che difende il leader del Popolo della Famiglia. Secondo il penalista, Adinolfi si sarebbe limitato a scrivere articoli su temi di attualità estranei alla vicenda processuale. Per la difesa, il provvedimento sarebbe quindi abnorme: il giudice, sostiene De Luca, avrebbe potuto valutare il sequestro del cellulare invece del trasferimento in carcere.

Il colloquio con il difensore

De Luca ha incontrato Adinolfi in carcere e ha riferito dell’impatto della nuova misura. Il leader politico, ha raccontato il legale, sarebbe in parte sollevato dalla possibilità di andare a messa, possibilità che gli sarebbe stata negata durante gli arresti domiciliari. Resta tuttavia la preoccupazione per le conseguenze del divieto di comunicare attraverso i social.

Il difensore ha definito la prescrizione un «bavaglio digitale» per un giornalista professionista, sostenendo che gli impedirebbe di scrivere su temi di attualità. La valutazione sulla misura cautelare spetterà ora al Tribunale del Riesame, sulla base delle contestazioni mosse dalla difesa e degli elementi posti dal gip a fondamento della decisione.