Il grave episodio di violenza consumatosi verso le 18.30 di giovedì 21 maggio nei pressi di un bar in via Antonio Begnis ha scosso i cittadini di Ponte San Pietro, lasciando dietro di sé una scia di sgomento e interrogativi.
Un diverbio tra due giovani stranieri di origine nordafricana è degenerato in una violenta aggressione: i due si sono inseguiti per le vie del centro cittadino fino a quando uno di loro, armato di machete, ha sferrato diversi colpi contro il rivale. La vittima, un diciannovenne, è riuscita a trascinarsi fino in via Begnis, dove si è accasciata a terra al cospetto dei passanti, chiedendo aiuto mentre perdeva molto sangue. Soccorso dal personale del 112 allertato dai residenti, il giovane è stato stabilizzato e trasportato in codice giallo al Policlinico di Ponte San Pietro.
Nel frattempo l’aggressore, dileguatosi a piedi verso la zona dell’Isolotto tra il terrore dei cittadini, è stato rintracciato dopo circa un’ora di ricerche dai Carabinieri. Anche quest’ultimo ha riportato ferite di lieve entità nella colluttazione, venendo a sua volta piantonato in ospedale per le cure prima del trasferimento in stazione per le procedure giudiziarie.
L’episodio ha sollevato varie riflessioni soprattutto sui social dove la notizia è rimbalzata a macchia d’olio. Se da un lato trapela una richiesta di sicurezza, legalità e controllo del territorio, dall’altro il discorso rischia di polarizzarsi attorno alla provenienza geografica dei soggetti coinvolti.
A dare voce a questo terrore è in particolare chi ha vissuto quei momenti in prima persona: «È successo tutto proprio sotto casa mia – racconta Graziella, ancora scossa dall’accaduto -. Ho visto la rissa dal vivo: un uomo girava con un machete e ha colpito l’altro al volto. C’era sangue ovunque, è stato terribile. Abitare qui e assistere a scene del genere fa mancare la terra sotto i piedi».
A delineare la cronologia di quei momenti concitati sono state le segnalazioni degli stessi utenti, come Klaus F. e Cristina C. che hanno evidenziato come la paura sia entrata direttamente nelle dinamiche familiari: il fuggitivo è stato infatti incrociato mentre cercava riparo, ferito e ancora con l’arma in mano (…)