Arezzo (AR)

I commercianti di Arezzo: «Proteste sì, ma senza violenza»

Timori per vetrine danneggiate, incassi ridotti e vie dello shopping deserte durante il corteo contro il caro vita.

La giornata di proteste contro il caro vita coinvolge diverse città italiane e ad Arezzo è previsto un ritrovo nel centro cittadino. Gli appelli diffusi sui social e nelle chat invitano a partecipare a manifestazioni pacifiche, ma accanto a questi messaggi sono comparsi anche richiami alla violenza e al disordine. È soprattutto questa possibilità, dopo gli scontri avvenuti a Milano, a preoccupare i negozianti del centro storico.

Il timore degli esercenti riguarda innanzitutto la sicurezza delle attività, ma anche le possibili conseguenze economiche. Eventuali danneggiamenti, la chiusura anticipata dei negozi o il semplice svuotamento delle strade per paura degli scontri potrebbero tradursi in incassi più bassi, in una fase già difficile per i consumi.

Il disagio dei piccoli esercenti

Nel negozio di abbigliamento Albatros Magazine, in via Crispi, Antonio Franzese condanna ogni forma di violenza, ma invita a non ignorare le ragioni della protesta. Il costo della vita, spiega, pesa sui bilanci delle famiglie e delle attività commerciali. I piccoli esercenti devono inoltre affrontare consumi rallentati, aumenti del carburante e prezzi più elevati, fattori che alimentano un malcontento potenzialmente sfruttabile da frange violente.

Una posizione simile è espressa da Gianni e Michele di My Dream Bakery. Secondo i due esercenti, la protesta può rappresentare uno strumento per portare all’attenzione delle istituzioni le difficoltà di cittadini e imprese, ma solo se resta pacifica. Prendersela con chi lavora ogni giorno per tenere aperta la propria attività, osservano, non risolverebbe i problemi denunciati.

La paura di essere esposti

La preoccupazione è più marcata tra i commercianti di Corso Italia. Sara Carboni e Roberto Manni, del negozio CorsoItalia149, temono di non avere strumenti per proteggersi in caso di disordini. Una possibile spaccata, spiegano, potrebbe mettere in ginocchio l’attività e gli investimenti costruiti nel tempo. In una situazione simile, l’unica possibilità sarebbe mettersi in salvo, confidando nella presenza delle autorità nelle zone più esposte.

Non tutti, però, ritengono probabile che ad Arezzo si ripetano gli scenari visti a Milano. Giulia dell’Erbolario riconosce la legittimità del malcontento, ma si dice meno preoccupata per il capoluogo aretino e guarda con maggiore apprensione alle grandi città, come Firenze.

Tra gli esercenti resta infine il timore che anche soltanto le notizie su possibili disordini possano tenere lontani i clienti dalle vie dello shopping. In una fase caratterizzata da consumi già in rallentamento, una riduzione temporanea delle presenze rischierebbe di aggravare le difficoltà dei negozi del centro.