Un informatico triestino di 51 anni è imputato davanti al Tribunale di Verona per tentata estorsione ai danni della Zuegg. Secondo l’accusa, nel marzo 2022 avrebbe chiesto denaro all’azienda minacciando di collocare nei supermercati vasetti di marmellata contaminati con una sostanza tossica.
La società aveva ricevuto tre messaggi di posta elettronica, firmati con il nome di Alessio Ferrari, nei quali veniva richiesto il pagamento di 100.000 euro. Alle comunicazioni era allegato un filmato che mostrava la presunta contaminazione di un vasetto con solfato di tallio, sostanza altamente tossica. Per la Procura, il video sarebbe stato realizzato dall’imputato allo scopo di rendere credibile la minaccia e ottenere il versamento della somma.
Le misure adottate dall’azienda
Dopo aver ricevuto le comunicazioni, la Zuegg, che ha sede a Verona, presentò denuncia e dispose in via precauzionale il ritiro di alcuni lotti di prodotto dalla distribuzione. Il rappresentante della società, Silvano Groppi, ha riferito in aula delle richieste ricevute e delle conseguenze economiche legate alle misure adottate per tutelare i consumatori e verificare la situazione.
Nel corso dell’udienza davanti al giudice Luciano Gorra sono stati ricostruiti alcuni passaggi della vicenda attraverso le testimonianze. Il ritiro dei prodotti, deciso a titolo cautelativo, avrebbe comportato un danno economico per l’azienda, che si era attivata dopo aver valutato il contenuto delle minacce e del filmato allegato.
Gli altri procedimenti
L’imputato era già coinvolto in altri procedimenti giudiziari relativi a presunti tentativi di estorsione ai danni di imprese del settore alimentare. Da queste vicende deriva anche il soprannome di Acquabomber. Nel maggio scorso, il Tribunale di Cuneo gli aveva inflitto una condanna a tre anni di reclusione nell’ambito di un procedimento distinto.
Il giudizio sulla vicenda Zuegg è ancora in corso. Le contestazioni della Procura dovranno quindi essere valutate dal tribunale. Nell’inchiesta rientrano anche minacce inviate alla società Martinelli di Villafranca, alla quale sarebbe stata richiesta la somma di 30.000 euro. Gli investigatori sarebbero risaliti alla rete privata virtuale utilizzata dall’indagato.