Milano (MI)

Fermi 271 giovani dopo i disordini, genitori in Questura a Milano

Controlli domenicali: 32 arresti, 28 denunce e 174 provvedimenti preventivi; 220 delle persone accompagnate erano minorenni.

Un piazzale segnato dal silenzio, dalle lacrime e dall’incredulità. Davanti agli uffici della Questura di Milano, in via Fatebenefratelli, si sono radunate decine di famiglie in attesa di notizie sui propri figli, fermati dopo le due giornate di violenze, devastazioni e saccheggi che hanno interessato il centro cittadino durante il fine settimana.

Il bilancio provvisorio diffuso dalle forze dell’ordine indica che, nella sola giornata di domenica, 271 persone sono state accompagnate negli uffici di polizia. Di queste, 220 erano minorenni. Il consuntivo comprende 32 arresti, 23 dei quali riguardano ragazzi non ancora maggiorenni, 28 denunce a piede libero e 174 fermi di prevenzione.

Le procedure della Procura

La Procura di Milano ha avviato le procedure per chiedere la convalida dei fermi e la custodia cautelare in carcere per 11 maggiorenni. Le contestazioni comprendono reati che vanno dalla resistenza aggravata a pubblico ufficiale fino alla devastazione e al saccheggio. Per gli altri coinvolti, il quadro resta legato agli accertamenti e agli esiti delle procedure avviate dagli uffici di polizia.

All’esterno della Questura sono arrivati genitori italiani e stranieri dal capoluogo lombardo, dalla provincia e dall’hinterland, fino a Monza. Tra loro anche famiglie egiziane, tunisine, romene e ucraine, accomunate dallo sgomento per il coinvolgimento dei figli nei disordini. Molti avevano pensato che i ragazzi fossero usciti per una passeggiata tra i negozi del centro o in piazza Duomo.

Le notizie apprese dai social

Un padre tunisino ha raccontato di aver scoperto il fermo dei figli di 16 e 17 anni dopo aver visto per caso su TikTok un video nel quale li riconosceva mentre venivano accompagnati dagli agenti. Una madre ucraina, residente in Italia da oltre vent’anni, ha ricevuto una risposta dal figlio soltanto alle due di notte, direttamente dagli uffici di via Fatebenefratelli, con l’invito a nominare un legale.

Un’altra famiglia, arrivata da Melegnano, è riuscita a rintracciare il proprio ragazzo attraverso la geolocalizzazione dello smartphone. Accanto alla disperazione, tra i genitori è emerso anche un forte senso di amarezza e vergogna. Un lavoratore romeno, in Italia da trent’anni, ha espresso sconcerto per essersi ritrovato davanti a un posto di polizia e ha ribadito che chi ha commesso reati dovrà risponderne davanti alla legge.