Stresa (VB)

Falsi atti edilizi a Stresa, architetto patteggia sei mesi

Le verifiche hanno riguardato file con firme digitali non genuine e circa 30mila euro ottenuti illecitamente.

Si è conclusa con un patteggiamento l’indagine sui falsi documenti utilizzati in alcune pratiche edilizie relative a immobili situati a Stresa. Al centro dell’inchiesta è finito un architetto, titolare di uno studio professionale nel capoluogo lombardo e attivo nel territorio del Verbano, in particolare nell’area del comune piemontese.

Gli accertamenti sono stati condotti dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria presso la Procura di Verbania, nell’ambito delle attività di contrasto agli illeciti in materia edilizia. L’indagine è partita dalla segnalazione di presunte anomalie riscontrate in diverse pratiche riguardanti immobili di Stresa, predisposte per una committenza prevalentemente di origine esteuropea.

I documenti sotto esame

Nel corso delle verifiche, i militari hanno individuato documentazione che appariva provenire dagli uffici comunali stresiani, ma che è risultata non autentica. In particolare, gli investigatori si sono concentrati su atti corredati da firme digitali apparentemente riconducibili a funzionari pubblici, rivelatesi successivamente non genuine.

L’attività investigativa ha richiesto l’esame di una consistente quantità di documentazione amministrativa ed edilizia, oltre all’acquisizione di atti presso diversi enti pubblici. Sono state inoltre eseguite mirate perquisizioni e sequestri, che hanno consentito di ricostruire rapporti professionali e amministrativi sviluppatisi nell’arco di diversi anni.

Il ruolo dell’informatica forense

Un contributo rilevante è arrivato dall’analisi dei dispositivi informatici e telefonici sequestrati durante l’inchiesta. L’attività di informatica forense ha permesso di ricostruire la cronologia di alcuni documenti digitali e di acquisire elementi ritenuti determinanti per accertare la non autenticità dei file esaminati.

Al professionista è stato contestato il reato di falso materiale commesso da privato in atto pubblico. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli importi illecitamente ottenuti ammontano a circa 30mila euro. Alla vicenda si aggiungono i danni legati ai ritardi nell’ottenimento delle autorizzazioni per le varianti e nell’esecuzione di lavori già pagati attraverso le parcelle.

I committenti hanno richiesto al professionista una somma risarcitoria in sede civile. Il procedimento penale si è concluso con l’applicazione della pena su richiesta delle parti: l’architetto è stato condannato a sei mesi di reclusione, con il beneficio della sospensione condizionale della pena.