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Ergastolo a Fontana per l’omicidio di Carol Maltesi a Rescaldina

Premeditazione confermata; la difesa annuncia un nuovo ricorso dopo due annullamenti della Cassazione.

La Corte d’Assise d’appello di Milano ha condannato all’ergastolo Davide Fontana per l’omicidio di Carol Maltesi, riconoscendo la premeditazione e confermando l’aggravante della crudeltà. La donna, che aveva 26 anni, fu uccisa e fatta a pezzi l’11 gennaio 2022 nella sua abitazione di Rescaldina, nel Milanese.

La decisione rappresenta una nuova svolta nel procedimento giudiziario, arrivato al sesto passaggio. I giudici hanno accolto la richiesta della Procura generale, che durante la requisitoria aveva sostenuto come il delitto fosse stato pianificato nei dettagli. In precedenza, due sentenze della Corte di Cassazione avevano annullato con rinvio la condanna all’ergastolo, contestando la motivazione relativa proprio all’aggravante della premeditazione.

La ricostruzione dell’omicidio

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Fontana colpì Maltesi durante la registrazione di un video erotico destinato alla piattaforma OnlyFans. La vittima sarebbe stata legata e incappucciata, quindi colpita con 13 martellate alla testa prima di essere sgozzata. L’uomo, ex bancario e fotografo di 45 anni, avrebbe poi sezionato il corpo in 23 parti.

Nei giorni successivi, i resti furono conservati in un congelatore e in seguito abbandonati in un dirupo a Borno, nel Bresciano. Il ritrovamento avvenne soltanto il 21 marzo 2022. Per i magistrati, alla base dell’assassinio ci sarebbe stata una dinamica di possesso e violenza di genere, legata alla decisione della donna di interrompere la relazione e trasferirsi in provincia di Verona per stare vicino al figlio.

La reazione della famiglia

Anna, sorella della vittima, ha accolto la decisione con sollievo ma anche con cautela, dopo il lungo iter giudiziario. La donna ha spiegato di sperare che questa sia la conclusione del procedimento, sottolineando però di non credere più che il caso sia arrivato all’ultimo capitolo. Ha inoltre escluso qualsiasi incontro nell’ambito della giustizia riparativa e ribadito di non voler avere rapporti con l’imputato.

La Corte, presieduta dal giudice Enrico Manzi, ha confermato anche la prevalenza delle aggravanti sulle attenuanti generiche e le pene accessorie. Le motivazioni saranno depositate entro 60 giorni. La difesa, rappresentata dall’avvocato Stefano Paloschi, ha già annunciato ricorso: il procedimento potrebbe quindi proseguire con un ulteriore grado di giudizio.