Due persone sono morte nella notte tra domenica 1 e lunedì 2 novembre all’interno del Magazzino 18 del Porto Vecchio di Trieste. A intervenire sulla vicenda è il Consorzio italiano di solidarietà (Ics), che collega la tragedia alle condizioni di precarietà in cui alcune persone senza riparo sono costrette a vivere e alle scelte delle istituzioni locali.
Secondo Ics, mentre restano disponibili posti nelle strutture di accoglienza, diverse persone cercano rifugio in edifici abbandonati e fatiscenti. L’associazione ricorda anche altre due morti avvenute lo scorso anno in circostanze simili e parla di responsabilità istituzionali che, a suo giudizio, non possono essere ignorate.
Le contestazioni sulle strutture
Nel mirino del Consorzio c’è anzitutto il Comune di Trieste, accusato di non avere messo a disposizione l’ex mercato di via Flavio Gioia per realizzare un’accoglienza a bassa soglia. La struttura, sottolinea Ics, dispone di servizi igienici, docce e riscaldamento. L’associazione riferisce inoltre che gli appartamenti gestiti nella rete diffusa avrebbero mediamente 70 posti liberi, mentre circa un centinaio di persone dormirebbe per strada o nei magazzini abbandonati del Porto Vecchio.
Una seconda contestazione riguarda la Questura. Ics sostiene che l’accesso alla procedura per la richiesta di asilo venga rinviato anche di due o tre mesi e che alle persone siano consegnati semplici inviti a ripresentarsi, senza indicare che hanno già manifestato la volontà di chiedere protezione internazionale. Per l’associazione, non si tratterebbe di inefficienze amministrative, ma di una gestione che finirebbe per comprimere il diritto all’accoglienza. Si tratta di accuse e valutazioni espresse dal Consorzio nel commentare la tragedia.
Le richieste dell’associazione
Ics critica anche l’applicazione della procedura accelerata di frontiera, già contestata in sede giudiziaria, e la concentrazione degli inserimenti a Casa Malala e nell’ex Ostello Scout di Campo Sacro, invece dell’utilizzo dell’intera rete disponibile. Nel comunicato vengono inoltre richiamate le limitazioni imposte dalla Questura alla distribuzione di cibo e coperte in piazza Libertà.
Il Consorzio chiede l’apertura immediata di una struttura di accoglienza a bassa soglia, la fine dei ritardi nell’accesso alla procedura di asilo e l’impiego dei posti già disponibili. Per la stessa giornata, alle 18.30, alcuni cittadini avevano convocato spontaneamente un presidio di solidarietà in piazza Libertà.