Erano state prese di mira esclusivamente Toyota Rav4, vetture dal valore di circa 45 mila euro. Per i furti commessi in diversi punti di Bergamo sono stati arrestati due uomini: D.B., 70 anni, residente a Nembro, e O.C., 26 anni, di Costa Volpino. I due, che non sono parenti e hanno precedenti, sono accusati di dieci episodi, mentre altri due non possono al momento essere contestati per la mancanza delle relative querele.
Il gip Riccardo Moreschi ha disposto per entrambi gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Gli indagati hanno accettato l’applicazione del dispositivo, che deve ancora essere consegnato. In caso contrario, il giudice avrebbe potuto valutare il trasferimento in carcere. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, assistiti dagli avvocati Andrea Pezzotta e Daniela Introvini, i due hanno fornito parziali ammissioni.
La sequenza dei colpi
Le denunce arrivate alla sezione operativa della Compagnia dei carabinieri di Bergamo hanno evidenziato una sequenza anomala: stesso modello di automobile e furti concentrati nel capoluogo, spesso in concomitanza con le partite dell’Atalanta, soprattutto nell’area dello stadio. Gli episodi sono stati registrati il 6 aprile 2025 in viale Giulio Cesare, il 15 aprile in via Furietti, il 27 aprile in via Madonna della Neve, il 4 maggio in via Gaudenzi, il 25 maggio in via Diaz, il 19 giugno in un luogo non precisato nel riepilogo delle indagini, il 24 giugno in via Pascoli, l’8 luglio in via Sant’Alessandro, il 29 luglio in via Correnti, l’11 agosto al parcheggio Goisis, il 16 agosto in via Ghislanzoni e il 16 febbraio 2026 in via XXIV Maggio.
Di fronte alla ripetizione degli episodi, i militari hanno esaminato le immagini delle telecamere installate nelle strade e nei parcheggi interessati. Nei casi più recenti i filmati mostrerebbero una Toyota Rav4 sospetta arrivare nei pressi del luogo del furto e, poco dopo, l’auto sottratta lasciare il posteggio. Le immagini non avrebbero ripreso direttamente i momenti in cui le vetture venivano rubate, ma hanno contribuito alla ricostruzione della dinamica.
Il sistema utilizzato
Secondo l’ipotesi investigativa, i responsabili disponevano di una sorta di chiave elettronica capace di avviare il motore dopo la forzatura della portiera. Altri dispositivi sarebbero stati utilizzati per disattivare gli allarmi. Attraverso un disturbatore di frequenze, il cosiddetto jammer, sarebbe stata inoltre impedita la localizzazione delle vetture dotate di sistema satellitare.
Dopo la sottrazione, le automobili venivano probabilmente trasferite in zone isolate, in attesa di essere immesse in un possibile mercato parallelo della ricettazione. Gli investigatori sono riusciti a recuperare due delle dodici Toyota: una, rubata l’11 agosto, è stata trovata a Costa Volpino; l’altra, sottratta cinque giorni dopo, è stata rintracciata in un bosco ad Alzano. Il pm Emma Vittorio, ora in servizio alla Procura di Milano, aveva chiesto per entrambi la custodia cautelare in carcere. Il fascicolo è passato alla pm Giulia Angeleri.