Antonio Ricci e Max Laudadio sono stati ascoltati come parti civili al tribunale di Ferrara nel procedimento per diffamazione aggravata che vede imputati due titolari della Star Italia, azienda di ristrutturazione di bagni con sede al Lido di Spina. Si tratta di due uomini di 55 e 53 anni, accusati di avere rivolto pesanti accuse all’autore e all’inviato di Striscia la Notizia dopo la messa in onda di alcuni servizi dedicati alla società.
L’udienza si è svolta davanti alla giudice Rosalba Cornacchia. La vicenda si inserisce in uno scambio di denunce: da una parte il procedimento avviato nei confronti dei titolari di Star Italia per i contenuti pubblicati sui social, dall’altra quello che coinvolge Ricci e Laudadio, denunciati dalla stessa azienda in relazione ai servizi televisivi trasmessi da Canale 5.
Le accuse sui social
Secondo la ricostruzione della Procura di Ferrara, nel maggio 2023 i due imputati avrebbero utilizzato Facebook, Instagram e TikTok per sostenere che Ricci e Laudadio avessero pronunciato, durante un servizio, frasi diverse da quelle realmente registrate. In questo modo, secondo l’accusa, avrebbero cercato di delegittimare il programma e i suoi protagonisti, lasciando intendere che le notizie fossero state manipolate per danneggiare l’attività dell’azienda.
Nei post, sempre secondo l’impostazione accusatoria, Laudadio sarebbe stato rappresentato con il volto di un pagliaccio e definito il responsabile di un’associazione di consumatori descritta come una struttura creata per sostenere le iniziative della trasmissione. All’inviato e a Striscia la Notizia sarebbero inoltre stati rivolti insulti e giudizi fortemente denigratori, compresa l’accusa di avere promosso campagne d’odio.
Le testimonianze in tribunale
Laudadio ha respinto le contestazioni, negando di avere pronunciato le frasi attribuitegli e di avere utilizzato espressioni offensive nei confronti delle persone omosessuali. Ha spiegato che le riprese vengono registrate dall’arrivo della troupe fino alla conclusione del lavoro e che tutto il materiale viene conservato in archivio, anche quando una parte non viene trasmessa. L’inviato ha inoltre riferito di avere ritenuto surreale la diffida alla messa in onda, sostenendo di avere ricevuto risposte durante l’intervista ai titolari.
Anche Antonio Ricci ha dichiarato di essersi sentito offeso dai contenuti pubblicati online. Il creatore del programma ha sostenuto che prima della trasmissione fossero state svolte le verifiche necessarie e ha respinto l’idea che l’associazione dei consumatori fosse una struttura artificiale. Ricci ha aggiunto che il lavoro della redazione può essere contestato, ma che considera particolarmente grave attribuire a lui e a Laudadio parole omofobe o mettere in dubbio il metodo seguito nelle inchieste.
Al termine dell’udienza, l’avvocato Fabio Anselmo, difensore di Star Italia, ha affermato che i propri assistiti sarebbero stati danneggiati dai servizi successivamente sequestrati da un giudice. Nel corso dell’esame di Laudadio, la difesa ha inoltre contestato il numero delle segnalazioni ricevute dalla redazione prima della realizzazione del servizio: non 400, come sostenuto dalla trasmissione, ma 24.
Nel 2023 il gip Carlo Negri aveva disposto il sequestro di nove servizi nell’ambito del procedimento connesso, ritenendoli potenzialmente lesivi della reputazione dell’azienda. Il processo per le dichiarazioni pubblicate sui social proseguirà il 29 gennaio, quando il caso tornerà davanti al tribunale di Ferrara.