Pisa (PI)

Denuncia dal carcere Don Bosco: muffa, insetti e sovraffollamento

La familiare segnala presenze nocive, umidità e una sistemazione condivisa: coinvolta la garante Valentina Abu Awwad.

Una nuova segnalazione riguarda le condizioni del centro clinico del carcere Don Bosco di Pisa. A sollevare il caso è la sorella di un detenuto con un quadro clinico complesso, che ha inviato una lettera alla stampa per denunciare la presenza di topi, blatte e cimici, oltre a problemi di pulizia e manutenzione all’interno della struttura.

Secondo quanto riferito dalla donna, nelle celle ci sarebbero insetti e roditori, pavimenti e docce non adeguatamente igienizzati e servizi igienici collocati vicino ai letti e al cucinotto, negli stessi ambienti in cui vengono preparati e consumati i pasti. La familiare parla inoltre di umidità, muffa e criticità agli impianti idrici.

I rischi per i detenuti più fragili

La sorella sostiene che le condizioni descritte potrebbero aumentare il rischio di infezioni, citando anche il possibile pericolo di Legionella. Le accuse, precisa, si basano sui racconti dei detenuti e dei loro familiari e su quanto riportato nei rapporti di Antigone sulle carceri toscane. La donna ritiene che la situazione possa essere particolarmente grave per le persone con problemi di salute, come il fratello.

Nel racconto della familiare viene evidenziato anche il peso psicofisico della detenzione in un ambiente ritenuto degradato. Il detenuto, riferisce la sorella, sarebbe arrivato a non voler uscire dal letto per non vedere le condizioni della cella. La donna ha quindi chiesto l’intervento della garante delle persone detenute Valentina Abu Awwad, che si sarebbe attivata dopo aver ricevuto la segnalazione.

La sistemazione nel centro clinico

Il detenuto è stato assegnato al centro clinico del Don Bosco, ma secondo la sorella si trova in una cella condivisa con altre tre persone. La familiare sostiene che, in base alla valutazione clinica, avrebbe invece bisogno di una sistemazione singola. La denuncia pone così l’attenzione sia sulle condizioni igienico-sanitarie degli ambienti sia sull’adeguatezza della collocazione riservata a una persona considerata fragile.

Le contestazioni restano al momento affidate alla testimonianza della familiare e ai riferimenti documentali da lei richiamati. La richiesta rivolta alla garante è di verificare la situazione all’interno del centro clinico e le conseguenze che le condizioni denunciate potrebbero avere sui detenuti, con particolare attenzione a chi presenta patologie o necessita di maggiore tutela sanitaria.