Era il 7 febbraio 2019 quando due dipendenti dell’ex Provincia di Torino, Giuseppe Butera, residente a Chivasso, e Giuseppe Rubino, di Caluso, furono travolti e uccisi mentre lavoravano lungo la provinciale 595, nel territorio di Villareggia. I due cantonieri erano impegnati nel taglio dell’erba e nella pulizia della banchina a lato della carreggiata, all’interno di un cantiere stradale.
Per quella tragedia, la pm Elena Parato della Procura di Ivrea ha chiesto quattro anni di reclusione per Severino Actis, 90 anni, di Cigliano, imputato per omicidio stradale. L’uomo era alla guida di una Fiat Tipo che, secondo la ricostruzione dell’accusa, procedeva sulla provinciale in direzione di Mazzè. Actis è assistito dagli avvocati Roberto Scheda e Marco Mortarino.
Le richieste della Procura
Al termine di una requisitoria durata circa un’ora, la pm ha inoltre chiesto due anni e sei mesi per cinque figure apicali del settore viabilità della Città metropolitana di Torino. Gli imputati sono accusati di cooperazione colposa nell’omicidio stradale, con profili di responsabilità differenti.
Si tratta di Giannicola Marengo, dirigente del Dipartimento Territorio, Edilizia e Viabilità dell’ex Provincia e datore di lavoro dei cantonieri; Matteo Tizzani, dirigente delegato per la sicurezza del settore Viabilità; Giovanni Gavazzi, preposto alla sicurezza dei lavoratori; Giovanni Cuiuli, caposquadra; e Claudio Schiari, responsabile del Servizio di prevenzione e protezione della Città metropolitana. I cinque sono difesi, rispettivamente, dagli avvocati Luigi Chiappero, Stefano Tizzani, Massio Davi, Franco Anglesio e Daniele Zaniolo.
La dinamica dell’investimento
Secondo quanto sostenuto dalla Procura, quella mattina Actis avrebbe superato una colonna di veicoli in attesa davanti al cantiere, effettuando una serie di sorpassi. Il tratto era segnalato da tre cartelli mobili con l’indicazione lavori in corso e con un limite di velocità fissato a 30 chilometri orari.
La Fiat Tipo, sempre secondo la ricostruzione accusatoria, viaggiava invece a una velocità compresa tra 89 e 90 chilometri orari. Dopo aver perso il controllo, l’auto centrò il carro attrezzi fermo nella coda e carambolò contro il basamento in cemento di un ponticello, investendo i due operai che stavano lavorando sul margine della strada.
Nel processo non si sono costituite parti civili le famiglie delle vittime, già risarcite. I familiari di Rubino risultano tuttavia persone offese nel procedimento e sono assistiti dall’avvocato Lorenzo Bianco. Le richieste formulate dalla pubblica accusa dovranno ora essere valutate dai giudici al termine del dibattimento.