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Cassazione, fissata l’udienza per Giampaolo Amato

Il 67enne ex medico della Virtus affronta il giudizio dopo due condanne all’ergastolo per la morte di due familiari.

Si terrà il 19 novembre l’udienza davanti alla Corte di Cassazione nel processo a carico di Giampaolo Amato, l’ex medico della Virtus e oculista condannato all’ergastolo in primo e in secondo grado. Il procedimento riguarda la morte della suocera Giulia Tateo e della moglie Isabella Linsalata, decedute a distanza di 22 giorni nell’ottobre 2021.

Le condanne e l’impianto accusatorio

Secondo la tesi della procura, accolta dalla Corte d’Assise e dalla Corte d’Assise d’appello di Bologna, le due donne sarebbero state uccise attraverso la somministrazione di un mix di farmaci anestetici e benzodiazepine. Amato, oggi 67enne, si trova in carcere dall’8 aprile 2023.

Nelle 331 pagine di motivazioni della sentenza d’appello, i giudici hanno descritto il caso come un duplice delitto dettato esclusivamente da motivazioni egoistiche. La Corte ha parlato di un omicidio reiterato, condotto con lucidità e freddezza e caratterizzato da modalità ritenute particolarmente scaltre. Il quadro indiziario a carico dell’imputato è stato definito granitico.

Il movente secondo i giudici

La sentenza di secondo grado individua un duplice movente, sentimentale ed economico. Da una parte, secondo i giudici, ci sarebbe stata la volontà di vivere una relazione con un’altra donna più giovane. Dall’altra, l’interesse legato al patrimonio familiare.

La morte della moglie, avvenuta prima della cessazione degli effetti civili del matrimonio, avrebbe infatti consentito ad Amato di conservare il rapporto con i figli e la posizione di erede legittimario su un patrimonio rilevante. Sarà ora la Cassazione a esaminare il ricorso contro le decisioni che hanno portato alle due condanne all’ergastolo.

L’imputato è difeso dagli avvocati Valerio Spigarelli e dal professor Franco Coppi. Le parti civili, rappresentate dal fratello di Giulia Tateo e dalla sorella di Isabella Linsalata, sono assistite rispettivamente dagli avvocati Francesca Stortoni e Maurizio Merlini.