Argenta (FE)

Caso Rivola ad Argenta, in aula il racconto della notte

La collega descrive il confronto con l’ex sanitario e la somministrazione contestata nella struttura ferrarese.

Nel processo per la morte di Antonio Rivola, paziente di 83 anni deceduto nell’ospedale Mazzolani-Vandini di Argenta, una collega di Matteo Nocera ha riferito in aula di un confronto avvenuto alcuni giorni dopo il decesso. Secondo la testimonianza, l’ex infermiere di Lugo, imputato per omicidio volontario pluriaggravato, le avrebbe chiesto di non parlare di quanto accaduto e di lasciare che fosse lui a rispondere nel caso qualcuno avesse posto domande.

La circostanza è emersa da un’intercettazione telefonica del 2 ottobre 2024, nella quale l’infermiera raccontava l’episodio alla sorella. Il colloquio tra i due operatori sanitari sarebbe avvenuto nella cucinetta del reparto di Lungodegenza Geriatrica Riabilitativa. La testimone ha spiegato che Nocera le avrebbe suggerito di dire che si trovava nel proprio settore e che il paziente era stato seguito da lui, aggiungendo che, se avesse parlato, sarebbero potuti nascere dei problemi.

Il racconto della collega

Davanti alla Corte d’Assise, la donna ha riferito che il collega le disse che avrebbe pensato lui a eventuali richieste di chiarimento. Lei, però, gli avrebbe risposto di voler raccontare comunque quanto successo. In un primo momento non avrebbe percepito un tono minaccioso, ma ha definito il comportamento insolito e ha spiegato di essersi sentita a disagio. In seguito, ha aggiunto, quelle parole le sono apparse come una possibile minaccia velata.

L’infermiera informò quindi la coordinatrice del reparto, riferendole anche gli eventi della notte tra il 4 e il 5 settembre 2024. La responsabile avrebbe richiamato gli operatori sull’obbligo di riportare ogni episodio nel diario infermieristico, sottolineando che Nocera non aveva annotato quanto accaduto. Tra le omissioni indicate dalla testimone figurerebbero un episodio di vomito e la somministrazione di un farmaco avvenuta poco prima della morte.

La notte del decesso

Rivola, affetto da una patologia tumorale in fase avanzata, viene descritto dalla collega come un paziente lucido, orientato e collaborante, ricoverato per controlli e per frequenti episodi di vomito. Intorno alle 5 del mattino, l’infermiera lo sentì vomitare ed entrò nella stanza, quindi avvisò Nocera perché quello era il settore di sua competenza.

Il collega, che in quel momento si trovava nella cucinetta del reparto, raggiunse la camera insieme a lei e poi uscì. Poco dopo sarebbe rientrato con una flebo, mentre l’infermiera si allontanava per assistere gli altri degenti. In seguito Nocera la informò che l’anziano era morto. La testimone ha dichiarato di essere tornata nella stanza, di avere verificato il decesso e di aver chiamato il medico di turno.

La donna ha precisato di non aver visto Nocera iniettare farmaci nella boccetta di soluzione fisiologica che teneva con il deflussore. Secondo l’accusa, nella flebo sarebbe stato inserito Esmeron, sostanza che avrebbe provocato la morte del paziente. L’infermiera ha aggiunto che quel farmaco non sarebbe mai stato utilizzato nel reparto durante i suoi 38 anni di servizio. Il procedimento riprenderà il 19 novembre.