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Caso Pantani, chiesta l’archiviazione per le nuove rivelazioni

Il racconto di un detenuto marocchino non avrebbe trovato riscontri; a Milano fissato il giudizio per due giornalisti.

La nuova indagine sulla morte di Marco Pantani non avrebbe portato alla luce elementi compatibili con l’ipotesi di omicidio riferita da un detenuto marocchino. Al termine degli accertamenti, la Procura di Rimini avrebbe avanzato una richiesta di archiviazione per il filone aperto dopo la richiesta della madre del ciclista, Tonina Belletti.

Il racconto del detenuto

Il cittadino nordafricano aveva sostenuto di avere condiviso la cella con l’uomo che avrebbe fornito la cocaina a Pantani. Da quest’ultimo, secondo il suo racconto, avrebbe appreso che il ciclista era stato ucciso dagli spacciatori per un debito di circa 260mila euro legato alla droga non pagata.

La ricostruzione parlava di una spedizione punitiva organizzata per recuperare il denaro. I presunti responsabili, sempre secondo il detenuto, sarebbero entrati nel residence Le Rose di Rimini, dove Pantani fu trovato morto il 14 febbraio 2004, e lo avrebbero costretto a ingerire una bottiglia d’acqua con una grande quantità di cocaina disciolta. Dopo il malore, il ciclista sarebbe stato colpito ripetutamente fino alla morte.

L’uomo aveva inoltre riferito di essersi rivolto subito a un agente della polizia penitenziaria per comunicare quanto aveva appreso, ma che la segnalazione non sarebbe stata messa a verbale. La sua versione è stata ripresa nel febbraio di quest’anno, quando i carabinieri lo hanno ascoltato su delega della Procura riminese, nell’ambito della nuova inchiesta sul presunto omicidio.

Gli accertamenti e la richiesta di archiviazione

Gli investigatori hanno verificato le dichiarazioni cercando riscontri oggettivi. Secondo quanto emerso, però, non sarebbero stati individuati elementi compatibili con la dinamica descritta. Gli inquirenti avrebbero rilevato anche palesi incongruenze nella ricostruzione, ritenendo possibile che il racconto fosse il risultato di una forma di mitomania.

La versione ufficiale indica invece come causa del decesso un edema polmonare e cerebrale provocato da un’overdose di cocaina e psicofarmaci. L’indagine era stata riaperta dopo la richiesta di ulteriori approfondimenti presentata da Tonina Belletti, assistita dall’avvocato Fiorenzo Alessi, per verificare se la morte fosse riconducibile soltanto all’assunzione volontaria delle sostanze o anche a responsabilità esterne.

Il nuovo filone, stando al testo della notizia, non avrebbe fatto emergere elementi tali da modificare il quadro già noto. Per questo la Procura di Rimini ha avanzato la richiesta di archiviazione, che dovrà ora essere valutata dall’autorità giudiziaria competente.

Parallelamente, il Tribunale di Milano ha disposto il processo per Alessandro Cannavò ed Enrico Fontana, rispettivamente giornalista e direttore del Corriere della Sera, accusati di diffamazione ai danni di Pantani. La denuncia era stata presentata dai genitori del campione, costituiti parte civile con gli avvocati Alberto e Fiorenzo Alessi, in relazione a un articolo sulla squalifica del ciclista al Giro d’Italia di Madonna di Campiglio. Nonostante la richiesta di archiviazione della Procura milanese, il gip ha disposto l’imputazione coatta. La prima udienza è stata fissata per il 27 novembre.