Lombardia

Carceri, 93 episodi di autolesionismo dall’inizio dell’anno

A Sanquirico 13 tentativi di suicidio e 740 presenze a fronte di 413 posti disponibili.

Carceri, 93 episodi di autolesionismo dall’inizio dell’anno

Novantatré episodi di autolesionismo e 13 tentativi di suicidio dall’inizio dell’anno. Sono i dati relativi alla casa circondariale di Monza emersi dopo il sopralluogo effettuato dalla Camera Penale lo scorso 26 agosto. Nel penitenziario di Sanquirico, al problema del sovraffollamento si aggiunge quello della fragilità psichiatrica di una parte della popolazione detenuta.

Il numero degli episodi resta significativo anche nel confronto con l’anno precedente, quando i casi di autolesionismo erano stati 190 e i tentativi di suicidio 24. Nel periodo preso in esame sono state inoltre registrate 10 aggressioni al personale e 68 tra detenuti. Una situazione segnalata più volte anche dal sindacato della polizia penitenziaria e portata all’attenzione dell’amministrazione comunale dal consigliere Paolo Piffer, esponente di Civicamente.

Sovraffollamento e fragilità

La struttura monzese dispone ufficialmente di 413 posti, ma ospita 740 persone, quasi il doppio rispetto alla capienza prevista. La popolazione carceraria comprende 553 detenuti con condanna definitiva, 115 persone in attesa di giudizio, 51 appellanti e 17 ricorrenti. I dati descrivono quindi una realtà composta non soltanto da persone condannate in via definitiva, ma anche da detenuti sottoposti a diverse fasi del procedimento giudiziario.

All’interno della casa circondariale vivono persone con un’età media di circa 40 anni. Il più giovane detenuto ha 18 anni, mentre il più anziano ne ha 88. La combinazione tra sovraffollamento e condizioni di vulnerabilità psichica rende più complessa la gestione quotidiana dell’istituto e accresce la necessità di interventi capaci di sostenere le persone ristrette.

Lavoro e giustizia riparativa

Tra gli obiettivi indicati c’è quello di offrire ai detenuti strumenti utili al reinserimento sociale e lavorativo una volta terminata la pena. Attualmente sono 294 le persone accolte a Sanquirico che svolgono un’attività lavorativa. L’intenzione è aumentare questo numero anche attraverso il coinvolgimento delle imprese del territorio.

Un esempio citato è quello di tre detenuti assunti a tempo indeterminato da Gelsia dopo un percorso formativo e un iter burocratico. L’inserimento lavorativo viene considerato uno degli strumenti per favorire la ricostruzione di un percorso di vita e ridurre il rischio di tornare nelle condizioni che avevano portato alla detenzione.

Al termine del sopralluogo, la Camera Penale di Monza ha richiamato anche il tema della giustizia riparativa. Secondo l’organismo, la pena non dovrebbe essere ricondotta soltanto a custodia, sicurezza ed esecuzione della sanzione, ma dovrebbe comprendere percorsi orientati all’ascolto delle vittime e alla responsabilizzazione delle persone detenute.

A Sanquirico è già attivo uno sportello per la giustizia riparativa. Nei prossimi mesi sono previste iniziative condivise con le realtà locali per far conoscere il servizio e fornire alla cittadinanza maggiori strumenti per comprendere la realtà dell’istituto penitenziario e i percorsi di reinserimento.