Un deposito di armi da guerra è stato scoperto tra la vegetazione della provincia di Milano nell’ambito delle indagini sulla sparatoria avvenuta il 21 giugno alle piscine Aquamore di Seriate. Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’arsenale sarebbe stato utilizzato per rifornire la manovalanza impegnata nello spaccio nelle aree boschive della Lombardia.
I nascondigli nel Milanese
I carabinieri della sezione operativa di Bergamo hanno individuato un primo deposito tra Vittuone e Cisliano, lungo via Cascina Cascinetta. Nel nascondiglio sono stati recuperati kalashnikov, fucili d’assalto SIG 550, centinaia di proiettili e dosi di hashish, eroina e cocaina. Altre armi erano state sequestrate nei boschi tra Ozzero e Nerviano, insieme a circa 80mila euro in contanti, ritenuti dagli investigatori possibile provento dell’attività di spaccio.
Le indagini hanno permesso di ricostruire la rete del presunto gruppo criminale guidato da E.A.B., 27 anni, conosciuto con il soprannome di Botros. Dopo l’agguato di Seriate, l’auto utilizzata dal commando era stata intercettata tra Corsico e Abbiategrasso e poi abbandonata a Bareggio durante un inseguimento. La caccia ai sospetti si era quindi concentrata a Vigevano, nel Pavese, dove nella notte tra il 30 e il 31 luglio alcuni indagati erano riusciti a sottrarsi a un blitz, dirigendosi verso Castano Primo e lasciando il veicolo nei campi.
Il ruolo del presunto custode
La latitanza di Botros e di un presunto complice si è conclusa alla fine di agosto, quando i reparti speciali del Gis hanno fatto irruzione in un covo di Vigevano. In seguito, gli investigatori hanno individuato un’altra base a Vermezzo con Zelo e hanno concentrato l’attenzione su T.M., 21 anni, ritenuto il custode del materiale bellico.
I carabinieri di Bergamo, con il supporto dei colleghi di Legnano e Abbiategrasso, lo hanno seguito durante la notte mentre nascondeva il materiale a Vittuone. Un secondo deposito è stato poi scoperto nei boschi di Oleggio Castello, nel Novarese. Al suo interno si trovavano fucili d’assalto tipo AK-74 e AR-15. Il giovane e un altro presunto complice sono stati fermati all’interno di un fast food dopo un pedinamento iniziato ad Arluno, sempre nel Milanese, con l’impiego dei carabinieri cacciatori e delle unità cinofile.
Per la procura di Bergamo, l’arsenale e le azioni violente sarebbero stati funzionali al controllo delle piazze di spaccio nelle aree boschive lombarde. Nella stessa ricostruzione rientrano una spedizione armata avvenuta a metà giugno nei boschi di San Paolo d’Argon e aggressioni contro gruppi rivali nella zona compresa tra Cividate e Calcio.
Tutti i fermati sono stati condotti in carcere. Le armi sequestrate e gli elementi raccolti sulle auto abbandonate nel Milanese sono stati inviati al Ris di Parma per gli accertamenti balistici e dattiloscopici, destinati a chiarire eventuali collegamenti con la sparatoria e con gli altri episodi contestati.