Cinque operatori sanitari sarebbero stati coinvolti in una violenta aggressione avvenuta nella serata di sabato scorso al pronto soccorso dell’ospedale Manzoni di Lecco. Secondo quanto riferito, tra le persone aggredite ci sono tre infermieri, un operatore sociosanitario e un tecnico di radiologia. Due lavoratrici e il tecnico avrebbero riportato ferite.
L’episodio ha provocato la reazione dei sindacati, che chiedono interventi immediati per tutelare il personale. La Uil Fpl Lario e Brianza parla di una situazione non più sostenibile e sollecita l’intervento dello Stato e della Asst di Lecco. Il segretario generale Massimo Coppia ha definito il pronto soccorso un luogo nel quale medici, infermieri, tecnici e operatori rischiano l’incolumità durante il turno.
Per la Uil non sono sufficienti dichiarazioni di solidarietà dopo ogni episodio. Il sindacato chiede presidi fissi, misure tempestive e garanzie concrete sulla sicurezza del personale. In assenza di risposte da parte della direzione dell’Asst e delle istituzioni competenti, la sigla annuncia la possibilità di ricorrere a forme di protesta e mobilitazione.
Le richieste della Cgil
Una posizione condivisa anche dalla Fp Cgil Lecco, che ha espresso vicinanza alle lavoratrici e ai lavoratori coinvolti. Per Teresa Elmo e Luca Graziuso, l’aggressione è un episodio grave e non isolato, inserito in un contesto nel quale il personale sanitario, sociosanitario e amministrativo si trova sempre più spesso a gestire tensioni, aggressività, disagio psichico, emarginazione e grave marginalità.
Il sindacato chiede all’Asst di verificare l’efficacia delle misure già adottate per prevenire e gestire le aggressioni. Nel mirino ci sono le procedure per affrontare le persone in stato di agitazione, gli strumenti di prevenzione, i sistemi di allarme e richiesta di aiuto, oltre alle modalità di attivazione delle forze dell’ordine. La Cgil sollecita anche una valutazione sull’organizzazione dei turni e sulla formazione garantita al personale.
Tra le proposte figura l’ipotesi di un presidio delle forze dell’ordine nei luoghi e nelle fasce orarie ritenuti più esposti, così da consentire interventi rapidi in caso di emergenza. La richiesta, secondo la Cgil, dovrebbe essere discussa con tutte le istituzioni coinvolte, considerando la situazione complessiva dei presidi ospedalieri del territorio.
Il tema della marginalità sociale
La Fp Cgil collega il problema della sicurezza anche alla crescente presenza, dentro e intorno alle strutture ospedaliere, di persone senza dimora e di cittadini in condizioni di grave fragilità. In situazioni di agitazione, confusione o forte disagio, queste persone finiscono spesso per rivolgersi al pronto soccorso in assenza di altri servizi capaci di fornire una risposta tempestiva.
Secondo il sindacato, l’ospedale non può diventare l’unico punto nel quale confluiscono tutte le forme di disagio sociale. Per questo viene chiesto un confronto urgente con i Servizi Sociali dei Comuni, l’Ambito territoriale, l’ATS e le altre istituzioni competenti, con l’obiettivo di definire percorsi di presa in carico e una rete territoriale in grado di intervenire prima che le situazioni più delicate degenerino.
La Cgil ribadisce infine che la sicurezza di chi lavora nella sanità e la tutela della dignità delle persone fragili devono procedere insieme. L’obiettivo indicato è intervenire sull’organizzazione del lavoro, sulla prevenzione e sulla rete dei servizi, evitando che un singolo presidio debba affrontare da solo problemi di natura sanitaria, sociale e di sicurezza.