Torino (TO)

Accusato di ridurre in schiavitù gli adepti: arrestato a Torino

Sui social corsi olistici, danze guerriere e raccolte per persone fragili: per gli investigatori la realtà era diversa

Un 59enne, Bruno Malatesta, è stato arrestato dai carabinieri del Comando provinciale di Torino nell’ambito di un’inchiesta su una presunta setta. Nei suoi confronti è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. L’uomo è accusato di riduzione in schiavitù, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale aggravata e truffa aggravata ai danni dello Stato.

La presentazione sui social

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo si presentava online come una realtà impegnata a promuovere il benessere psicofisico attraverso la pratica sportiva e le discipline bionaturali. Tra le attività proposte figuravano corsi per adulti di arti marziali, danze guerriere e trattamenti olistici.

Veniva inoltre pubblicizzato il cosiddetto martial yoga, rivolto ai bambini tra i 5 e i 10 anni. Sui canali social il gruppo dichiarava anche di sostenere, attraverso progetti dedicati, senzatetto, persone in difficoltà economica e tossicodipendenti. Per queste iniziative sarebbero state richieste donazioni.

Le accuse dei carabinieri

La ricostruzione investigativa descrive però una realtà profondamente diversa da quella rappresentata all’esterno. Il procedimento riguarda le condotte che, secondo l’accusa, sarebbero state messe in atto nei confronti degli adepti e nell’ambito della gestione del gruppo. Il provvedimento cautelare è stato disposto per i gravi reati contestati a Bruno Malatesta.

Tra le accuse figura anche la violenza sessuale aggravata, insieme ai maltrattamenti in famiglia e alla truffa aggravata ai danni dello Stato. L’ipotesi più grave è quella di riduzione in schiavitù. Le contestazioni dovranno ora essere valutate nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.

L’operazione è stata condotta dai carabinieri di Torino, che hanno eseguito la misura cautelare in carcere nei confronti del 59enne. Il caso ruota dunque attorno alla distanza tra l’immagine pubblica del gruppo, costruita attraverso corsi sportivi, discipline olistiche e attività di sostegno sociale, e le condotte oggetto dell’indagine.