Tre persone sono accusate di aver raggirato, il 19 novembre 2019, l’allora parroco della chiesa di San Siro a Soresina, sottraendo complessivamente 11.600 euro dai conti della parrocchia. Una delle persone coinvolte, indicata dall’accusa come Piero, 70 anni, originario di Napoli, risulta irreperibile e la sua posizione è stata stralciata.
La vicenda era iniziata con la pubblicazione su Subito.it dell’annuncio per la vendita di alcune vecchie lampade utilizzate per l’illuminazione della palestra. A inserire online le fotografie e i dettagli dell’oggetto era stato un seminarista, che aveva fornito anche il proprio recapito telefonico. Dopo poche ore era stato contattato da un uomo, poi indicato come un possibile acquirente, e aveva girato il contatto al sacerdote, titolare dei codici web e dell’home banking dei conti parrocchiali.
Il falso accredito da 600 euro
Secondo la ricostruzione dell’accusa, l’interlocutore avrebbe fatto credere al parroco di avere già versato i 600 euro richiesti per le lampade. Sul telefono del sacerdote sarebbe arrivato un messaggio apparentemente riconducibile alla banca, con un link per completare l’accredito. Il mittente e la grafica del messaggio, secondo quanto emerso, erano molto simili a quelli normalmente utilizzati per le operazioni bancarie online.
L’uomo, presentatosi con false generalità e con il nome di Lorenzo Benvenuti, avrebbe quindi sostenuto che il codice inserito dal sacerdote non fosse corretto. Per completare l’operazione gli avrebbe chiesto di comunicare altri codici ricevuti tramite messaggi successivi. La telefonata sarebbe durata circa due ore, durante le quali il presunto truffatore avrebbe continuato a impartire istruzioni, aumentando la confusione e l’agitazione del parroco.
In aula il sacerdote ha spiegato di avere seguito le indicazioni ricevute anche perché non aveva particolare dimestichezza con il sistema bancario online e, in quel momento, l’oratorio era pieno di giovani affidati alla sua custodia. Il contatto telefonico, inoltre, gli avrebbe impedito di leggere interamente il messaggio ricevuto, lasciando visibile soltanto un’anteprima sufficiente a cliccare sul collegamento.
I conti dell’oratorio svuotati
Al termine della procedura, dai due conti correnti dell’oratorio sarebbero partiti bonifici diretti verso carte prepagate intestate agli imputati, tutte attivate presso la banca San Paolo. L’importo complessivo trasferito sarebbe stato di 11.600 euro. Il parroco si sarebbe accorto dell’ammanco soltanto nel tardo pomeriggio, quando aveva verificato che sui conti non risultava l’accredito dei 600 euro e che le disponibilità erano state quasi completamente azzerate.
Dopo aver saputo dell’accaduto, il seminarista aveva provato a ricontattare su WhatsApp la persona che lo aveva chiamato per l’annuncio, ma il numero risultava già bloccato. Anche il parroco aveva tentato di mettersi in contatto con l’uomo senza riuscirci. Il seminarista aveva riferito inoltre della presenza, sul profilo collegato al contatto, di una donna e di un uomo calvo.
Per l’accusa, a rispondere del raggiro sono Romina, 58 anni, residente a Roma, e Giacomo, 44 anni, della provincia di Varese. La terza persona indicata, Piero, è invece irreperibile. Il sacerdote si è costituito parte civile attraverso l’avvocato Cristina Cassani; gli imputati sono assistiti dall’avvocato Silvia Farina. La prossima udienza, fissata per la sentenza, è prevista per il 22 gennaio.