Modena (MO)

A Modena il processo per gli imbrattamenti no vax

Tre donne accusate di danneggiamento e diffamazione; ascoltati i primi testimoni nel procedimento

È entrato nel vivo a Modena il processo a carico di tre donne accusate di imbrattamento, danneggiamento e diffamazione per una serie di scritte realizzate con vernice rossa su edifici pubblici e sedi istituzionali. I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra maggio e settembre 2022, durante la fase più difficile dell’emergenza Covid.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Digos di Modena, il gruppo avrebbe preso di mira i muri di alcuni ospedali cittadini, oltre alle sedi dell’Agenzia delle Entrate, dell’Inail e della Uil. Le scritte erano riconducibili alle posizioni del movimento No vax e, in alcuni casi, avrebbero contenuto espressioni ritenute diffamatorie nei confronti del Policlinico e dell’Azienda Usl di Modena.

Le accuse e le parti civili

Le imputate sono tre donne residenti a Modena, Bologna e Parma, appartenenti al gruppo Vivi. Un quarto indagato, un giovane di Formigine, viene giudicato con rito abbreviato. Nel procedimento si sono costituiti il Policlinico e l’Ausl di Modena, rappresentati dall’avvocato Luca Pastorelli, e la Uil Emilia-Romagna, parte civile per l’imbrattamento della sede modenese.

Nel corso dell’udienza una delle imputate si è presentata in aula indossando una maglietta con la scritta Vivi. Sono stati ascoltati i primi testimoni e sono stati acquisiti documenti prodotti dalle parti. Il processo è stato rinviato al 16 dicembre, quando dovrebbe concludersi l’istruttoria.

La testimonianza della Uil

Tra i testimoni ascoltati c’era anche Luigi Tollari, all’epoca segretario regionale della Uil di Modena e Reggio Emilia. Tollari ha raccontato di aver ricevuto una telefonata da Giancarlo Fantuzzi il giorno in cui la sede modenese dell’organizzazione era stata imbrattata. Solo il giorno precedente, ha riferito, si era svolto un incontro con il prefetto e il questore per segnalare l’allarme provocato dalle scritte in città.

La Uil, ha spiegato il testimone, dovette coinvolgere diverse persone per rimuovere i messaggi dai muri. Non furono sostenute spese specifiche, ma l’episodio provocò preoccupazione tra dipendenti e utenti. In quei giorni era in corso la campagna fiscale e molte persone, prima di entrare nella sede, chiedevano chiarimenti su quanto accaduto. Secondo Tollari, il clima di allarme determinò anche un rallentamento dell’attività.

Le indagini della Digos hanno portato all’identificazione dei componenti del gruppo attraverso l’analisi delle attività online e il sequestro di diverso materiale, tra cui indumenti e bombolette spray. Gli investigatori hanno ricostruito i contatti di una rete nella quale i partecipanti venivano definiti guerrieri. Ora saranno gli ulteriori passaggi del dibattimento a stabilire le responsabilità per i fatti contestati.