Nella causa civile che contrappone Gianluca Vacchi all’ex collaboratore Pietro Oliva, la Corte d’appello di Bologna avrebbe formulato una proposta per chiudere anticipatamente il procedimento. Secondo quanto trapelato, l’accordo suggerito dai giudici prevederebbe il versamento di circa 200mila euro da parte dell’ex factotum direttamente all’imprenditore e influencer bolognese.
La controversia era nata dalla richiesta di Oliva relativa a ferie e permessi che, secondo la sua ricostruzione, non sarebbero stati retribuiti durante gli oltre 15 anni di servizio. L’uomo, 55 anni, originario di San Pantaleo, frazione di Olbia, avrebbe lavorato per Vacchi in Sardegna e nella residenza dell’imprenditore a Castenaso.
La proposta della Corte d’appello
L’ipotesi di definizione della causa civile non costituisce però una decisione definitiva. Oliva dovrà valutare se accettare o meno la proposta formulata nel procedimento. L’avvocato di Vacchi, Giovanni Morpurgo, non ha confermato la notizia, sottolineando che il giudizio non si è ancora concluso e che sarebbe prematuro trarre considerazioni.
La vicenda civile si intreccia con un secondo procedimento, questa volta penale, che vede ancora contrapposti Vacchi e Oliva davanti al Tribunale di Tempio Pausania. L’ex collaboratore, assistito dagli avvocati Domenico Putzolu e Maria Caterina Pisano, è imputato per presunti ammanchi nelle disponibilità dell’imprenditore.
Il procedimento per i presunti ammanchi
Le contestazioni riguardano i reati di appropriazione indebita e autoriciclaggio. Secondo l’accusa, nel corso degli anni Oliva avrebbe effettuato bonifici, emesso assegni e disposto altre movimentazioni verso conti correnti personali per una somma vicina a un milione di euro, nell’ambito di oltre tre milioni movimentati per conto di Vacchi. L’imprenditore è assistito nel procedimento penale dall’avvocato Gino Bottiglioni.
Anche la moglie di Oliva, deceduta alcuni mesi fa, era imputata nello stesso procedimento. I sospetti nei confronti della coppia sarebbero emersi dopo le loro improvvise dimissioni, ritenute all’epoca apparentemente inspiegabili. Durante una recente testimonianza davanti al giudice del Tribunale di Tempio Pausania, Vacchi ha dichiarato di essersi sentito tradito dalle persone alle quali aveva affidato la gestione di parte delle proprie disponibilità.