Bologna (BO)

A Bologna annullate le licenze della sala scommesse di via Gemito

Il presidio vicino a Villa Laura risultava sotto il limite regionale; l’istruttoria degli enti è stata ritenuta insufficiente.

Il Tar ha annullato le licenze rilasciate dalla questura per una sala Vlt e per la raccolta di scommesse in via Gemito 1/B, nella zona Savena di Bologna. La decisione arriva dopo il ricorso presentato dai residenti dei condomini di via Calabria 6 e via Gemito 3, che contestavano la vicinanza dell’attività alla clinica privata Villa Laura. L’esercizio, tuttavia, resta per ora aperto, in attesa degli effetti concreti della sentenza.

Al centro della controversia c’è la normativa regionale che vieta l’autorizzazione di attività di gioco e scommesse a meno di 500 metri dai luoghi sensibili. Villa Laura rientra in questa categoria perché è una struttura residenziale o semiresidenziale in ambito sanitario. Secondo la relazione tecnica prodotta dai ricorrenti, il percorso pedonale più breve tra l’ingresso della sala e la clinica era di circa 470 metri.

La verifica sulle distanze

Il caso nasce dal rilascio, il 1° giugno 2023, delle autorizzazioni per l’installazione dei videoterminali Vlt e per la raccolta e la gestione delle scommesse ippiche e sportive. Il Comune aveva inizialmente indicato una distanza superiore al limite, pari a oltre 546 metri, sulla base di un rilevamento della polizia locale effettuato nel marzo 2022.

Nel frattempo, però, Villa Laura era stata inserita nella mappatura comunale dei luoghi sensibili il 13 aprile 2023. Inoltre, alcune modifiche alla viabilità pedonale avevano cambiato il calcolo. Un sopralluogo svolto il 3 novembre 2023 aveva rilevato una distanza di 385 metri. Per il tribunale, prima di concedere i titoli la questura avrebbe dovuto disporre di una verifica aggiornata, senza limitarsi a richiamare il permesso di costruire rilasciato il 10 agosto 2022.

Il ricorso dei residenti

I giudici hanno sottolineato che il permesso di costruire e le licenze di pubblica sicurezza rispondono a presupposti differenti. Di conseguenza, il primo non poteva sostituire gli accertamenti necessari per verificare il rispetto delle distanze dai siti sensibili. L’istruttoria è stata quindi ritenuta insufficiente e le autorizzazioni sono state annullate.

Nel procedimento erano coinvolti il Ministero dell’Interno, il Comune e la questura. I residenti, assistiti dagli avvocati Giampiero Barile e Beatrice Belli, avevano riferito di una situazione di forte disagio, con affollamenti, urla e comportamenti ritenuti anomali nelle vicinanze degli edifici. Nel 2026 l’amministrazione comunale aveva avviato anche un iter per la delocalizzazione dell’attività, ma il trasferimento non risultava ancora completato. Per questo, secondo il Tar, permaneva l’interesse a decidere sul ricorso.