Lombardia

Percorsi di lavoro per i detenuti oltre l’emergenza carceraria

La realtà cremonese racconta dieci inserimenti medi annui tra strutture agricole, campeggio e laboratorio.

Nel dibattito sulla Casa Circondariale di Cremona, segnato da diversi episodi di violenza avvenuti durante l’estate e nei mesi successivi, interviene anche la Cooperativa Sociale Nazareth. Da dieci anni l’organizzazione realizza percorsi di inserimento lavorativo e accompagnamento sociale rivolti a persone in esecuzione penale, affiancando alle criticità del sistema penitenziario il racconto delle attività costruite sul territorio.

L’intervento della cooperativa non vuole contrapporsi alle precedenti prese di posizione sul carcere, compresa la visita effettuata in struttura dai Radicali, ma aggiungere un punto di vista sulle esperienze di reinserimento. Secondo i dati forniti da Nazareth, sono mediamente dieci i detenuti coinvolti ogni anno nelle attività lavorative gestite dall’ente, attraverso percorsi modulati sulla condizione individuale e sulle possibilità di accesso alle misure alternative.

Dal tirocinio al contratto

Le opportunità si sviluppano in diversi ambiti. Per chi può svolgere attività all’esterno del penitenziario sono previsti inserimenti nell’Azienda Agricola Rigenera e nel Camping Parco al Po. Per le persone che non sono ancora ammesse alle misure alternative, il lavoro viene invece organizzato all’interno del laboratorio di trasformazione de I buoni di Ca’ del Ferro.

Il percorso, spiega Giusy Brignoli, responsabile dell’inserimento lavorativo della cooperativa, inizia generalmente con un tirocinio formativo. In seguito può proseguire con un contratto a tempo determinato e, in diversi casi, arrivare alla stabilizzazione a tempo indeterminato. L’obiettivo è offrire un’esperienza professionale concreta, collegata a un progetto più ampio di autonomia e di ritorno alla vita sociale.

Il sostegno oltre l’occupazione

Il lavoro rappresenta soltanto una parte dell’intervento. Nazareth aderisce anche al progetto Restart di Regione Lombardia, che prevede attività socializzanti, risocializzanti e di integrazione per le persone detenute. In questo contesto la cooperativa mantiene i collegamenti con i Comuni di residenza, sostiene, quando possibile, la regolarizzazione della documentazione e contribuisce a conservare i rapporti con la rete lavorativa e familiare.

Mara Sperati, agente di rete di Nazareth, sottolinea il ruolo della collaborazione tra la Casa Circondariale e gli enti del terzo settore. Il reinserimento, secondo l’impostazione illustrata dalla cooperativa, richiede infatti un lavoro coordinato tra istituzioni, servizi, realtà sociali e famiglie, con interventi che non si esauriscano nella sola permanenza in carcere.

Giuseppina Biaggi, direttrice della Cooperativa Sociale Nazareth, rivolge infine un appello alla responsabilità condivisa. Le istituzioni, il mondo della cooperazione sociale e i singoli cittadini sono chiamati a interrogarsi sulle condizioni che favoriscono la devianza e sulle eventuali fragilità del sistema educativo e di accompagnamento. Per la cooperativa, costruire risposte efficaci significa quindi affrontare il tema della pena insieme a quello delle opportunità di cambiamento e di partecipazione alla comunità.